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venerdì 9 novembre 2012

Avanti c'è posto!

Premetto che stimo Paul Ginsborg dai tempi in cui lui, inglese, professore di Storia a Firenze, si pose insieme ad altri (Francesco Pardi, Tana de Zulueta, Nanni Moretti ecc.) alla guida dei Girotondi (2002) contro l'ancora impetuoso e nefasto governo Berlusconi. Dunque, a distanza di 10 anni, essendo la situazione se possibile peggiore di quella del 2002, Ginsborg insieme ad altri (questa volta Marco Revelli, Ugo Mattei, Guido Viale ecc.) è uno dei leader di ALBA (cui ho già dedicato 4 post - vedi tag). Quindi la cosa mi interessa, il 17/11 ci sarà una loro assemblea a Roma e conto di andare a sentire. Ciò che un po' mi irrita è il fatto che ALBA sia partita, e ora evidentemente prosegue, in chiave anti-Grillo (qui e primo link a sinistra). Il che farà sicuramente felici le persone deluse, critiche sia col PD che con la sinistra radicale, che nel contempo non apprezzano molto il Movimento 5 Stelle. Io penso che ci sia abbastanza spazio per tutti: sarà giunto il momento di essere per qualcosa e non contro qualcuno? Avanti c'è posto! come diceva quel bigliettaio sul tram .. (ma soprattutto: vinca il migliore! (o i migliori.. perché a naso penso che nessuno ce la farà da solo).
p.s. Un altro convinto antiGrillo è Eugenio Scalfari, cui Marco Travaglio le ha bell'e cantate ieri sera, nella puntata di Servizio Pubblico che ha messo le cose in chiaro anche per Di Pietro (echeccavolo! ;)...

mercoledì 31 ottobre 2012

Due o tre cose su Di Pietro (Marco Travaglio)

"Come ciclicamente gli accade, da quando è un personaggio pubblico, cioè esattamente da vent’anni, Antonio Di Pietro viene dato per morto. Politicamente, s’intende. Gli capitò nel ’94, quando dovette dimettersi da pm per i ricatti della banda B. Poi nel ‘95, quando subì sei processi a Brescia per una trentina di capi d’imputazione (sempre prosciolto). Poi nel ‘96 quando si dimise da ministro per le calunnie sull’affaire Pacini Battaglia-D’Adamo. Poi nel 2001, quando la neonata Idv fu estromessa dal centrosinistra e per qualche decimale restò fuori dal Parlamento. Poi ancora quando il figlio Cristiano finì nei guai nell’inchiesta Romeo a Napoli; quando i suoi De Gregorio, Scilipoti e Razzi passarono a miglior partito; quando alcuni ex dipietristi rancorosi lo denunciarono per presunti abusi sui rimborsi elettorali e sull’acquisto di immobili; quando una campagna di stampa insinuò chissà quale retroscena su un invito a cena con alti ufficiali dell’Arma alla presenza di Contrada; quando le presunte rivelazioni dell’ex ambasciatore americano, ovviamente morto, misero in dubbio la correttezza di Mani Pulite. Ogni volta che finiva nella polvere, Di Pietro trovava il modo di rialzarsi. Ora siamo all’ennesimo replay, con le indagini sui suoi uomini di punta nelle regioni Lazio, Emilia, Liguria, mentre il centrosinistra lo taglia fuori un’altra volta, Grillo fa man bassa nel suo elettorato più movimentista e Report  ricicla le accuse degli “ex” sui rimborsi e sulle case. Si rimetterà in piedi anche stavolta, o il vento anti-partiti che soffia impetuoso nel Paese spazzerà via anche il suo?  (segue)