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mercoledì 19 agosto 2015

Evviva sono morte le ideologie. Sopravvive solo lo sfruttamento.




Alessandro Robecchi su Il Fatto del 19/8/2015.-

Ma dunque confinano, si toccano, si somigliano, le campagne pugliesi in mano ai caporali, la luccicante modernità di Amazon, la Gran Bretagna conservatrice? Com’è possibile? A leggere le cronache di questi giorni si direbbe che il minimo comun denominatore è quello: sfruttamento e mortificazione del lavoro. Dall’inchiesta del New York Times, per esempio, l’impero Amazon esce, eticamente, a pezzi. Lavoratori costretti alle ottanta ore settimanali e spiati anche in bagno, addirittura esperimenti (si può dire fuor di battuta: su cavie umane) su come aumentare la produttività, lavoratrici incinte e lavoratori malati licenziati. Jeff Bezos, il capo di quell’impero da 250 miliardi di dollari, ha risposto indignato, ma l’inchiesta non è contestabile: il più fulgido esempio di modernissima azienda ne esce come una galera.
Il salto dai grandi depositi di Amazon ai campi pugliesi sembra improponibile, eppure. Eppure basta leggere la storia di Paola Clemente, morta di fatica nei campi: si alzava alle tre di notte, tornava a volte dopo dodici-quindici ore tra viaggio e lavoro, per ventisette euro, il marito se l’è andata a riprendere nella camera mortuaria del cimitero di Andria, morta di lavoro. Dunque nell’era del turboliberismo, della crescita, dell’elogio del profitto senza se e senza ma, chi resta schiacciato è il lavoro, e insieme a lui, ovvio, i lavoratori. Sembrerebbe un fenomeno che avvolge il pianeta: in Gran Bretagna il governo conservatore parla di stroncare la “welfare-dipendenza”, cioè di creare infinite difficoltà a chi usufruisce dei sussidi, allo scopo di ridurli e con l’effetto di umiliare chi ne usufruisce. Sono più che segnali: è il trionfo di un’ideologia che ha seppellito tutte le altre al grido vile e interessato di “basta con le ideologie”. A resistere è rimasta l’ideologia più vecchia del mondo, lo sfruttamento. Una cosa così introiettata, così intimamente accettata che è diventata un cavallo di battaglia anche delle sinistre al governo. L’Unità che esalta i lavoratori della Elettrolux che decidono “liberamente” di lavorare a Ferragosto (quel “liberamente” dice tutto, e contiene tutta la vergogna degli attuali rapporti di forza tra lavoratori e imprese), la serena accettazione dei ribassi salariali perché “siamo in crisi”, il marchionnismo, nuovo fordismo 2.0, dove l’unica variabile indipendente è il profitto dell’azienda e tutto – anche la dignità di chi vi contribuisce lavorando – deve essere al suo servizio. Il linciaggio mediatico dei professori precari che non vogliono spostarsi di mille chilometri per guadagnare, non si sa per quanto, mille euro al mese, è un’altra variante dell’equazione: il lavoro non c’è e chi ha la fortuna di averlo si lamenta? Intollerabile. E via con la lapidazione di gente che ha studiato una vita e lavora (male) da anni, accusata oggi di chiedere privilegi anziché elementari diritti. In questo scenario (globale, non solo italiano), fa sorridere la polemica sulla sinistra italiana (attuale? Ex? Futura? Alternativa? Possibile?). Ne parlarono su questo giornale, una settimana fa, Antonio Padellaro e Giuseppe Civati, ognuno con i propri ottimi argomenti. E si disse dell’irrilevanza di una nuova possibile pattuglia di sinistra, o dei diritti dei gay, o della liberalizzazione delle canne, o delle sedicenti riforme o controriforme, eccetera eccetera. Ma del lavoro, della dignità del lavoro, della schiavitù che ci assedia – assecondata e accettata per “necessità” come fu sempre nella storia del mondo anche da chi si definisce “di sinistra” – poco o nulla. Eppure se non si (ri)parte da lì, da un diritto al lavoro dignitoso, ogni nuovo diritto sembrerà un premio di consolazione, poco più che orpello, concessione, regalia. In nome del profitto.

P.S. memo Report - Amazon.it del 16/12/2012

lunedì 9 dicembre 2013

Adoro Freccero (#Renzi)

Mentre Civati si riprende (dal Fatto di oggi) e parecchi, me inclusa, con lui... leggevo qualche commento, ovviamente fuori dal coro osannante: c'è Alessandro Robecchi  - "un senso di liberazione".. vero!!! - che poi si interroga sul "che fare?", c'è Alessandro Gilioli, c'è Micromega, (Il Pieraccioni della politica")... ma il più centrato dal mio punto di vista è quello di Carlo Freccero al Corriere Fiorentino (riportato su ALBA"a me ricorda Checco Zalone, bravissimo")...
(p.s. appena letto: uno dei suoi volti nuovi in squadra è stati beccato da Striscia la notizia in un traffico di voti di scambio in Sicilia..)

venerdì 19 aprile 2013

5° scrutinio, domattina ore 10


E ora, alla riunione del , la domanda sarà: "Chi mandiamo al patibolo domani?", oppure: "Ehi, perchè non votiamo Rodotà?"
(A.Robecchi)
 

giovedì 3 gennaio 2013

2013: un governo appeso ai pensionati del Sud Tirolo

                                    di Alessandro Robecchi Non c’è dubbio: il 2013 sarà un anno interessante. Se siete muniti di elmetto paracolpi in kevlar sarà molto interessante. Se avete anche una buona assicurazione contro le catastrofi sarà estremamente interessante. Ecco i principali avvenimenti.
Gennaio. Continuano le adesioni alla lista Monti. Dopo Godzilla e il parrucchiere non vedente di Lapo Elkann, offrono il loro appoggio anche una mezz’ala della Ternana, Mister Magoo e la domestica di Elsa Fornero. Per protesta, Oscar Giannino si rade la barba con un tagliaerba da giardino.
Febbraio. Elezioni politiche. Vincono il Pd di Bersani e la Lista Monti di Monti. Per evitare un pareggio al Senato si corteggia l’Unione Pensionati Sud Tirolo, che diventa l’ago della bilancia. La settima potenza mondiale è dunque appesa al parere vincolante di Franz Joseph Azonafher, 91 anni, mungitore in pensione. Gli auguri della Merkel.
Marzo. Nel New Mexico, un ragazzino di nove anni fa irruzione nella sede di un corso di specializzazione per serial killer e ne ammazza trentasei, ottenendo così una laurea honoris causa. Apre il Billionaire di Viterbo, copia esatta di quello di Abu Dhabi.
Aprile. Varata la patrimoniale, fiore all’occhiello del governo Bersani-Monti-Casini-Montezemolo-Azonafher. I lavoratori precari dovranno versare seicento euro alle fondazioni bancarie per incrementarne il patrimonio. Grazie alla mediazione del Pd, le fondazioni bancarie accettano in pagamento i buoni pasto.
Maggio. I pensionati italiani scoprono i primi effetti della riforma Fornero. Scoprono anche che tuberi, bacche e radici, insieme all’acqua piovana e ai rimasugli dei mercati rionali finiti nei cassonetti, hanno un potere nutritivo soddisfacente.
Giugno. Prime riforme in tema di diritti civili. I gay potranno sposarsi, ma dovranno abitare in città diverse. I telegiornali si occupano del caldo. Nasce il gelato gusto “gasolio”.
Luglio. Caso Alitalia: la compagnia di bandiera viene acquistata dalla Savino Ortofrutta S.r.l. di Bari per due peperoni, un pomodoro e tre teste d’aglio. Secondo il Sole 24 Ore il prezzo è un po’ eccessivo e si dovrà far fronte a qualche centinaio di licenziamenti.
Agosto. Svolta nelle relazioni sindacali. Fiat annuncia il ritorno al contratto collettivo nazionale di lavoro. Quello in vigore in Cambogia. Commenti entusiasti da Raffaele Bonanni.
Settembre. Ritocchi alle bollette. Aumentano acqua, gas, luce, sottosegretari, autostrade, trasporti, lucidalabbra, dadi e preparati per il brodo. Novità anche nel paniere dell’inflazione: escono pane e affettati misti ed entrano gli yacht superiori ai 48 metri, segno di equità fiscale ed economica.
Ottobre. Buone notizie dall’economia: l’Istat assume giovani. Servono a contare i giovani disoccupati tra i 22 e i 34 anni, giunti ormai al 96 per cento (senza i nuovi assunti Istat sarebbero al 97). La Corea del Nord lancia un missile dalla periferia nord di Pyongyang che colpisce in pieno la periferia sud di Pyongyang all’ora di cena. Nessuna vittima, perché all’ora di cena non c’è nessuno, e nemmeno la cena.
Novembre. Durante una puntata di Ballarò, Pietro Ichino tenta di dimostrare la sua teoria della flexsecurity e si frattura il femore durante la spaccata finale. Dopo Facebook, la Cina vieta il Minipimer.
Tensioni nella maggioranza di governo a causa della legge sull’eutanasia che Monti vorrebbe sperimentare su Vendola.
Dicembre. Esce l’I-phone 6 che presenta una sostanziale differenza tecnologica rispetto all’I-phone 5: costa 300 euro in più. File davanti ai negozi.

giovedì 20 dicembre 2012

Mai più senza: la nuova Agenda Monti 2013

di Alessandro Robecchi

E’ il regalo di Natale che molti sognano e che verrà donato anche a chi non lo vuole: l’Agenda Monti. Non si parla d’altro, non c’è oggetto più desiderato, imitato, evocato, persino falsificato e venduto abusivamente sulle bancarelle del PdL – parlandone da vivo – e del Pd. E’ il gadget che non può mancare nel bagaglio dell’uomo politico italiano di destra, centro, centrosinistra, sinistra moderata, nonché nelle filiali di banca, centri decisionali piccoli, grandi e medi. Una vera febbre. Per ricordare un simile boom di richieste bisogna riandare ai tempi del Tamagochi o del primo I-phone. Già dalla caduta del governo dei tecnici si sono formate grandi code di acquirenti, ognuno bramoso di sventolare come un trofeo la sua Agenda Monti. (n.d.r: la foto è presa dal blog di Franco Frattini, giuro)
Ne esistono, ovviamente, molti tipi. C’è quella lussuosa, rilegata in pelle di esodato. Ne esistono circa 300.000 esemplari, anche se in un primo tempo il governo aveva detto di averne stampate solo 65.000, poi 120.000: un piccolo imbroglio sulla tiratura. Poi esistono edizioni meno costose e raffinate. Come quella in dotazione ai dirigenti del Pd, che sostengono di tenerne sempre sottomano una copia leggermente modificata rispetto all’originale. Non manca la versione più popolare, naturalmente, in formato tascabile, dedicata ai lavoratori dipendenti, ai precari, ai salariati in genere, per i quali però l’Agenda Monti sarà obbligatoria, e dovranno adottarla volenti o nolenti, chiunque sceglieranno alle urne. (segue)

domenica 30 settembre 2012

Il popolo del Monti bis


Riassumiamo. Sono favorevoli a un governo Monti-bis Angela Merkel, Barak Obama, i vescovi italiani, Veltroni, Casini, un po’ di Pd, un po’ di PdL, la federcaccia di Ostuni, l’associazione di micologia di Trento, il dopolavoro ferrovieri di Orte, Beppe Fioroni, la federcircensi, Raffaele Bonanni e la sua famiglia, il sindacato frontalieri dell’Istria, il patronato degli elettrauto, l’Assococomeri che riunisce i produttori di angurie dell’alto Lazio, e Sergio Marchionne. Si tratta di un pezzo importante di società civile che punta coerentemente a un’applicazione innovativa e rivoluzionaria dell’istituto democratico delle elezioni. Cioè: votare in modo che si verifichi un pareggio, pur dopo sei mesi di risse televisive, e quindi implorare Mario Monti di concedere il bis a un paese stremato. Già si preparano le convocazioni per interessanti convegni come: “Una speranza per un nuovo centro-destra nella figura di Mario Monti”. E anche: “Nuove prospettive del centro-sinistra nella continuità dell’agenda Monti”. Constatando che alcuni minuscoli pezzettini di welfare ancora resistono a dispetto di tutto, Confindustria sta pensando a una grande iniziativa nazionale che riunirà i piccoli e medi imprenditori in una grande fiaccolata a favore di un governo Monti-bis. Per risparmiare e dare un segnale di austerità le fiaccole saranno composte dalle bozze di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. La spinta per un Monti-bis viene anche dalle fasce più disagiate della popolazione come banchieri, finanzieri e supermanager di aziende pubbliche che hanno lanciato un manifesto per la continuità dell’azione di governo che deplora “lo stanco rito delle elezioni” e auspica una democrazia diretta espressa dai consigli di amministrazione. Il sindacato primari ospedalieri ha fatto sapere di desiderare ardentemente che non si perda la proficua esperienza del governo Monti, e ha comunicato che in ogni caso si opporrà all’assistenza gratuita d’emergenza per i casi senza speranza, anche se nel comunicato consegnato alle agenzie non si fa il nome di Pier Luigi Bersani.

http://www.alessandrorobecchi.it/

giovedì 27 settembre 2012

Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti e perché non è il caso di piangere

Domandavo a me medesima: ma quanto ti sta antipatico Sallusti? Tantissimo. E non mi dispiaceva il pensiero che potesse passare qualche giorno al chiuso (dico giorno, perché di mesi non si sarebbe trattato, se oggi si muove perfino Napolitano.....) e sarei stata perfino più contenta se si fosse portato la Santanché a fargli compagnia (quanto viscido e servile veleno è potuto uscire fuori da quelle due bocche?).
Poi ieri m'è capitato l'articolo di Alessandro Robecchi che spiega bene le cose... Tra l'altro lui suppone che il miserioso Dreyfus autore dell'articolo incriminato sia Renato Farina (l'ex agente Betulla) (che per inciso, in quanto fuori dall'Ordine dei giornalisti, non avrebbe potuto scrivere su un giornale... e oggi Farina ammette che l'articolo su Libero l'ha scritto proprio lui....
Dunque insieme a Sallusti e Santanché, io avrei mandato anche Betulla a tenergli compagnia, altro che pietà!! e checcàà!! cornuti e pure mazziati no!
Ma ovviamente finirà tutto in una bolla di sapone e Sallusti si farà il giro dei talk show dove non è è stato ancora invitato, a far la vittima (esattamente come la Polverini).

Scrive Robecchi :
"Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione  (segue) ..

domenica 26 agosto 2012

Scorte


La scorta di Schifani non è uno spreco: rischia di ferirsi mentre si pettina.  (A. Robecchi)

Polemiche sulle scorte: alcune migliaia di uomini si alzano ogni mattina per proteggere alcuni uomini da cui dovremmo essere protetti noi. Lavori usuranti: la scorta di Bruno Vespa dorme nel plastico di un albergo. Come si può definire uno spreco di soldi pubblici la scorta a Vittorio Sgarbi? E’ l’unico modo per sapere sempre dov’è! Il volontariato si mobilita, 390.000 esodati chiedono: “La Fornero possiamo scortarla noi?”
Brutte notizie: secondo le ultime statistiche soltanto un italiano su tre lavora stabilmente. Buone notizie: uno di quei tre fa la scorta a qualcuno, politico, ex politico, giornalista, e persino alla Santanché. “Il settore scorte è in espansione – dice un esperto di Moody’s – ed è l’unico settore che ancora tira in Italia”. In molti casi si tratta di lavori umilianti e logoranti. Qualche giorno fa, per esempio, sono stati definitivamente liberati gli otto uomini di scorta a Roberto Calderoli, e le loro testimonianze sono agghiaccianti: “Otto ore al giorno in compagnia di Calderoli – dice uno di loro – possono causare danni cerebrali irreversibili, guardate come è conciato Umberto Bossi!”. Così, al costo esorbitante delle scorte (oltre un miliardo di euro l’anno), si aggiunge quello della riabilitazione a fine servizio. Chi ha fatto la scorta a Sgarbi, per esempio, ha sentito più cazzate in due giorni che un intero staff di psichiatri in trent’anni di carriera, e sono cose che lasciano il segno. “Si tratta di una sindrome post traumatica simile a quella dei soldati in Iraq – dicono al Viminale –. Abbiamo visto uomini grandi e grossi tremare come foglie e piangere a dirotto e poi abbiamo capito il loro dramma: facevano la scorta a Sallusti e alla Santanché, alcuni abbiamo dovuto abbatterli”.
Dopo il caso di Gianfranco Fini, la cui scorta occupava da mesi quindici alberghi di Orbetello e centri vicini, la questione è diventata un caso nazionale. Il presidente del Senato Schifani, per esempio, ha venti uomini di scorta, ma secondo fonti ufficiali non si tratta di una protezione esagerata: “Il presidente Schifani corre rischi enormi: potrebbe slogarsi una caviglia o tagliarsi un dito mentre affetta le carote, o persino ferirsi in testa mentre si pettina, e noi vigiliamo in modo ferreo su questi possibili attentati alla seconda carica dello Stato”. Sulla questione delle scorte, comunque, si fa troppa facile demagogia. Ristoratori, albergatori, gestori di stabilimenti balneari e di baite in montagna si ribellano alla riduzione delle scorte. “Ma lo sa – dice accorato un oste di Ladispoli – che quando viene qui un politico prenota sessanta coperti e ventidue stanze? Volete rovinarci?”.   :-))

lunedì 16 aprile 2012

Voi siete qui

Gli ultimi tre articoli sul blog di Alessandro Robecchi, visto che è lunedì, meglio prenderla un attimo a ridere, perché altrimenti la pressione sale e questo fa male alla salute..
15/4  Ciellini devoti a San Vittore.
15/4  Solo un euro per i rimborsi elettorali, ma le elezioni si terranno ogni giovedì.
10/4  Umberto Carnera, il pugile suonato che ha governato l'Italia
     

mercoledì 14 dicembre 2011

Enorme successo della Lega Nord nei mercatini dell'antiquariato

Non buttate i leghisti, possono ancora valere qualcosa! – Da Sotheby’s battuto un Roberto Maroni. La base leghista: “L’avete battuto troppo poco!” – Rosi Mauro esposta al Moma di New York: due visitatori colti da infarto – Calano le quotazioni di Umberto Bossi, ma solo perché il restauro costa troppo.

Va a ruba nei mercatini dell’anquariato. Per trovarla si setacciano le soffitte e le cantine dei nonni e con lei i rigattieri fanno affari d’oro. E’ la Lega Nord, l’ultima frontiera degli oggetti in disuso che fanno arredamento e ricordano i tempi andati, l’ultima trovata del brocantage. “Io ho messo Calderoli sul caminetto – dice un arredatore di Milano – e, a parte il fatto che ogni tanto dice una puttanata, sta tanto bene con la tappezzeria. Oltretutto la testa è in legno massello, se cade non si rompe”. Data la moda, ovviamente i prezzi sono schizzati alle stelle. Borghezio che teorizza l’unione della Padania con la Baviera e la Svizzera vale ormai tra i 35 e i 40 euro e viene consegnato in tranci surgelati. La Lega è passata in due settimane da forza politica che esprimeva ben tre ministri a fenomeno etnico folcloristico, l’ideale per chi si è stufato dei pittoreschi comodini cinesi in bambù. Il Natale imminente, poi, ha fatto il resto e si è verificato un boom di richieste: per avere Renzo Bossi nel presepe vivente si è scatenata una gara tra vari comuni del Nord. Nei comuni del Sud, invece, i leghisti continuano ad apprezzarli di più appesi all’albero. Ormai è una febbre. Da Sotheby’s è stato battuto un Roberto Maroni per la bellezza di 3.500 euro, 500 per il bell’esemplare ben conservato e 3.000 per gli occhialini da pirla. Se l’è aggiudicato un collezionista di Como, che lo metterà in giardino per spaventare i passeri. Molto richiesto anche Roberto Castelli. Una volta ceramicato con le braccia tese è stato trasformato in un pittoresco appendiabiti, vanto di un noto ristorante pugliese di Verona. Della Lega Nord si occupano ormai solo archeologi della politica e collezionisti d’arte contemporanea: Rosi Mauro sembra un’opera di Cattelan, e tra l’altro nemmeno delle più brutte. Il pezzo forte rimane ovviamente il segretario federale Umberto Bossi che ha ottime quotazioni. “E’ un po’ danneggiato – dice un perito d’arte – ma in un ambiente rustico può fare la sua figura”.

di Alessandro Robecchi