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giovedì 23 febbraio 2017

Ex Rialto: se la giunta Raggi costruisce il deserto e lo chiama legalità

(Il Manifesto 21.2.2017)

I sigilli posti all’ex Rialto sono una cartina di tornasole dello stato di salute della democrazia a Roma e soprattutto di come oggi i poteri siano dislocati ben al di fuori dagli organi elettivi. Accade così che, dopo un anno di mobilitazioni della città dal basso, il Consiglio Comunale finalmente approvi una mozione che chiede espressamente la moratoria su tutti gli sgomberi di spazi sociali e culturali, ovvero delle oltre 850 esperienze autogestite e dal basso che hanno sinora impedito ad una città, da sempre prigioniera della rendita e della finanza, di sprofondare nell’anomia e nella solitudine competitiva.
E accade che gli sgomberi proseguano senza soluzione di continuità, a volte decisi dalla Prefettura, a volte dalla Magistratura, a volte – è questo il caso dell’ex Rialto – dal Comune stesso. E accade che chi governa la città ammetta di non saperne nulla e di nulla poter fare di fronte ad una macchina amministrativa che si muove in autonomia.
C’È QUALCOSA che la giunta Raggi continua a non capire: oggi vincere le elezioni non corrisponde a prendere il potere e se non si governa confliggendo con i poteri forti – ovunque dislocati – si finisce per assecondarli, tanto sulle scelte strategiche quanto nell’etica pubblica. Fino a deificare le procedure. Così se la Corte dei Conti si è inventata che l’edificio dell’ex Rialto (uno stabile degradato, privo di riscaldamento e di acqua potabile) deve produrre profitto per il Comune, e il dirigente del dipartimento Patrimonio esegue chiedendo cifre a dir poco esorbitanti di affitto a realtà di volontariato, fino a porre i sigilli alla struttura, la Giunta Raggi dice di non essere d’accordo e nulla più.
È così che esperienze associative come il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Attac Italia, Circolo Gianni Bosio, Trasform (solo per citare alcune del Rialto) vengono messe per strada e un edificio, reso vivibile dalle stesse, riconsegnato al degrado e all’abbandono. E in questo modo non si produrrà alcuno dei profitti richiesti dalla Corte dei Conti.
TUTTO QUESTO PERCHÉ c’è qualcos’altro che la Giunta Raggi continua a non capire: la legalità è un concetto complesso e, se non se ne comprendono le articolazioni, si finisce per fare il contrario di quello che si era annunciato. È del resto quanto già dimostrato in merito al debito di Roma Capitale e alla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali. Si può mettere in campo un’indagine indipendente e partecipata sul debito (scritta nel programma elettorale) senza confliggere con il decreto “Salva Roma” che quel debito perpetua, predeterminando qualsiasi scelta da qui al 2048? Si può aprire un percorso per la ripubblicizzazione dell’acqua (decisa da un referendum nazionale e scritta nel programma elettorale) non configgendo con Acea Spa e lo shopping che sta facendo sui servizi idrici di tutto il Centro Italia?
Non si può e l’illusione di essere la Sindaca di tutti evapora in una realtà in cui ci si trova ininfluenti rispetto all’azione dei poteri forti. Il problema di fondo è che chi governa pensando di rappresentare una città complessa finisce per costruire poco più che una rappresentazione chiusa e autoreferenziale, con la conseguente necessità di continua legittimazione da parte di quelli “che contano”.
MA L’IDEA che si possa continuare a sfuggire alle contraddizioni è ormai senza fiato. Da anni a Roma i poteri forti hanno deciso di eliminare tutto ciò che si muove al di fuori dello schema del profitto, della rendita e della solitudine. Ascoltare la città è l’unico modo per fermarli e per non doversi trovare domani ad aver costruito un deserto sociale chiamato legalità.
*Attac Italia (Marco Bersani)

martedì 13 dicembre 2016

La sinistra che vuole ripartire dalla Costituzione



    Un polo di sinistra che ha come programma ideale l’applicazione della Costituzione. Dopo il successo del «No» al referendum del 4 dicembre, la sinistra delle liste civiche, dell’associazionismo, in dialogo con Rifondazione, Altra Europa e una parte della costituenda Sinistra Italiana, rilancia l’allargamento del campo politico a realtà sociali e locali in una chiara opposizione al Pd e alle politiche neo-liberiste.

     Prossime tappe: domenica prossima un’assemblea a Bologna; entro gennaio, un’assemblea sul «metodo» per provare a unire un mondo plurale e litigioso. In primavera, se non ci saranno elezioni politiche, chiedere l’indizione dei referendum per abrogare i voucher, i licenziamenti illegittimi e per tutelare i lavoratori degli appalti indetti dalla Cgil che ha raccolto milioni di firme.

      Applicazione della costituzione e creazione di comitati per il «Sì» all’abrogazione del Jobs Act: queste sono le coordinate emerse da «Ricominciamo dal No(i)», un’assemblea che si è tenuta domenica scorsa a Roma, indetta dal raggruppamento delle liste civiche di sinistra «Le città in comune», «la politica di tutti», promossa da un appello sottoscritto tra gli altri da Giorgio Airaudo, Fabio Alberti, Maria Luisa Boccia, Stefano Fassina, Adriano Labbucci, Giulio Marcon, Sandro Medici. Un’alternativa alla proposta di Giuliano Pisapia (un’alleanza con il Pd di Renzi senza Verdini e Alfano) o al «centro-sinistra» con un Pd «derenzizzato».

    Si parla di una «sinistra sociale», un’idea presente anche in soggetti diversi da quelli che si sono auto-convocati a Roma (e a Bologna). Fino a oggi non si è manifestata in un’opzione politica concreta. «Vige una schizofrenia tra la volontà di costruire dal basso un “soggetto politico di sinistra” e la coazione a ripetere degli accordi tra le nomenklature dei partiti» (Paolo Ferrero, Rifondazione). In questo risiko va aggiunta un’altra tessera: il sindaco di Napoli De Magistris. Il sindaco ha inviato un messaggio all’assemblea. Un altro lo invierà all’assemblea di Bologna. Nel mezzo del percorso ci saranno i congressi dei partiti della sinistra. «C’è bisogno di una nuova soggettività politica» sostiene Nicola Fratoianni. Per Stefano Fassina «la Costituzione è inconciliabile con i trattati Ue. L’euro svaluta il lavoro».
 
      Prospettive, forse, diverse che si muovono in un mosaico di altri percorsi in atto nei movimenti e nei sindacati di base che hanno lanciato il «No sociale» negli scioperi e manifestazioni del 21 e 22 ottobre. «Vogliamo costruire uno spazio aperto e inclusivo – afferma Sandro Medici – C’è la spinta delle realtà locali e civiche che hanno vinto il referendum. Esiste una tensione sincera verso l’unità. Molte persone pensano alla sinistra come qualcosa che gli dà forza. Non vogliamo restare subalterni».

(di R. Ciccarelli, Il Manifesto del 13/12/2016)

mercoledì 21 ottobre 2015

Il ritorno del marziano


Norma Rangeri su Il Manifesto

Altro che il dream-team imma­gi­nato dal pre­si­dente del con­si­glio. Se Marino riu­scirà a evi­tare l’avviso di garan­zia, e dopo il lungo col­lo­quio con i magi­strati la pro­cura non avesse motivo di inda­garlo, il sin­daco potrebbe riti­rare le dimis­sioni e rive­larsi un mici­diale boo­me­rang per tutti quelli che gli ave­vano già fatto il funerale.
A comin­ciare da chi è corso in pro­cura a con­se­gnare l’esposto per gli scon­trini, intra­ve­dendo nella clas­sica buc­cia di banana giu­di­zia­ria l’occasione ghiotta di un bel bot­tino elet­to­rale, non essendo riu­sciti a scal­zarlo con le armi pro­prie della poli­tica. Pro­se­guendo con il presidente-segretario che, per inter­po­sti asses­sori, gli ha riti­rato una fidu­cia che non era nella sua dispo­ni­bi­lità dar­gli, dimo­strando, se ancora ce ne fosse biso­gno, di tenere in nes­suna con­si­de­ra­zione il voto dei cit­ta­dini. Fino ai mon­si­gnori che, seguendo l’impri­ma­tur papale, lo ave­vano sco­mu­ni­cato boc­cian­done la sin­da­ca­tura con dichia­ra­zioni roboanti sulle mace­rie romane.
E senza dimen­ti­care gli autori della for­sen­nata cam­pa­gna media­tica che pochi prima di lui ave­vano avuto l’onore di rice­vere, un’offensiva all’insegna del vibrante slo­gan «vogliamo un sin­daco che tappi le buche di Roma». Il ritorno del dimis­sio­na­rio in Cam­pi­do­glio effet­ti­va­mente sarebbe un vero colpo di scena in una trama che sem­brava ormai desti­nata a seguire un copione coe­rente con il trionfo dei ter­re­stri con­tro il marziano.
La pos­si­bi­lità di un ritiro delle dimis­sioni l’ha fatta intra­ve­dere lo stesso Marino nella con­fe­renza stampa con­vo­cata all’indomani del det­ta­gliato reso­conto offerto ai giu­dici sulla sto­ria degli scon­trini («se ho scritto che volevo pren­dere tempo per valu­tare, signi­fica che lo pen­savo e lo penso ancora»). Nell’incontro con i gior­na­li­sti il mar­ziano ha respinto al mit­tente le accuse di aver rubato soldi pub­blici bol­lan­dole come una vio­lenta spe­cu­la­zione delle oppo­si­zioni (Fra­telli d’Italia e 5Stelle) a corto di altri argo­menti. Poi ha con­fer­mato che le sue dimis­sioni sono state moti­vate dal rispetto verso la magi­stra­tura chia­mata ad accer­tare i fatti.
E men­tre la sua ex mag­gio­ranza (Pd e Sel) ora si ritrova tra le mani la patata bol­lente, alle fine­stre di palazzo Chigi potrebbe arri­vare l’eco delle mobi­li­ta­zioni che la rete di soste­gno (“Marino ripen­saci”) minac­cia di repli­care sotto il cavallo di Marco Aurelio.
In fondo Marino era pur sem­pre salito al Cam­pi­do­glio con il 64 per cento dei con­sensi dopo aver vinto le pri­ma­rie del Pd. Per quanto i romani siano abi­tuati alle mil­le­na­rie scor­re­rie del potere, toglierlo di mezzo con un col­petto di palazzo potrebbe averne risve­gliato l’anima irri­ve­rente. I famosi venti giorni di tempo per ripen­sarci sca­dono il 2 di novem­bre. Suf­fi­cienti a sca­te­nare una nuova com­me­dia romana.

lunedì 28 settembre 2015

Un secolo di vita



UN SECOLO DI VITA
di Luciana Castellina - 30 marzo 2015
 
Ricordo ancora niti­da­mente la prima volta che cele­brai un com­pleanno di Pie­tro Ingrao: era il 1965, lui com­piva cinquant’anni (un’età che mi parve avan­za­tis­sima) ed era mezzo secolo fa. Con San­dro Curzi, ambe­due non da molto usciti dalla irre­quieta Fede­ra­zione Gio­va­nile, gli rega­lammo il suo primo paio di mocas­sini, con una dedica che lo sol­le­ci­tava ad essere meno pru­dente: «Cam­mina coi tempi, cam­mina con noi».
Lo ricordo bene per­ché era­vamo in piena bat­ta­glia «ingra­iana», pro­prio alla vigi­lia del fati­dico XI con­gresso del Pci, quando i com­pa­gni che si rico­no­sce­vano nelle sue idee (non una cor­rente, per carità), usci­rono un po’ più allo sco­perto per soste­nerle; e lui stesso operò quella che fu defi­nita una ine­dita rot­tura. Disse con chia­rezza nel suo inter­vento con­gres­suale: «Sarei insin­cero se tacessi che il com­pa­gno Longo non mi ha per­suaso rifiu­tando di intro­durre nella vita del nostro par­tito il nuovo costume di una pub­bli­cità del dibat­tito, cosic­ché siano chiari a tutti i com­pa­gni non solo gli orien­ta­menti e le deci­sioni che pre­val­gono e tutti impe­gnano ma anche il pro­cesso dia­let­tico di cui sono il risultato».
Fu, come è noto, applau­di­tis­simo, ma tut­ta­via suc­ces­si­va­mente emar­gi­nato dal ver­tice del par­tito e «rele­gato» (allora Bot­te­ghe Oscure con­tava più di Mon­te­ci­to­rio) alla pre­si­denza del gruppo par­la­men­tare e poi della Camera dei Depu­tati. E noi dispersi in ruoli minori, fuori dal palazzo.
Lo ricordo bene per­ché in fondo fu allora che comin­ciò la sto­ria de «il mani­fe­sto», che pure vide la luce solo quat­tro anni più tardi. Senza Pie­tro, che come sem­pre nella sua vita ha fatto pre­va­lere sulle sue scelte poli­ti­che la pre­oc­cu­pa­zione di non abban­do­nare il «gorgo», quello entro cui si adden­sava il popolo comu­ni­sta. Non per paura, sia chiaro, ma per via di quello che era il modo di sen­tire pro­fondo di tutto il par­tito, il timore di sacri­fi­care l’opinione col­let­tiva alla pro­pria indi­vi­duale.
Noi del mani­fe­sto alla fine lo facemmo, ma anche per­ché le nostre respon­sa­bi­lità nel Pci erano infi­ni­ta­mente minori e dun­que il nostro gesto non avrebbe potuto certo avere le stesse con­se­guenze di quello di Ingrao. Ma non cre­diate che sia stato facile nep­pure per noi, fu anzi una scelta molto molto sof­ferta e tal­volta è capi­tato anche decenni dopo di inter­ro­garsi se non avremmo dovuto restare a com­bat­tere den­tro anzi­ché met­terci nelle con­di­zioni di essere messi fuori.
(Per favore non rea­gite, voi gio­vani, dicendo: ma che tempi, non si poteva nep­pure dichia­rare un dis­senso! È vero, non era bello. E però le opi­nioni nono­stante tutto pesa­vano più di adesso, la nostra radia­zione fu un trauma per tutto il par­tito. Ora si può dire di tutto, ma per­ché non conta più niente).
Oggi Pie­tro Ingrao di anni ne com­pie 100, e noi de il mani­fe­sto, se con­tiamo anche l’incubazione, 50. .. (segue)
- See more at: http://fondazionepintor.net/ingrao/castellina/storia/#sthash.YkEeeP8T.dpuf

mercoledì 2 settembre 2015

La marcia delle donne e degli uomini scalzi

Non metterò la foto del bimbo sulla spiaggia di Bodrum... (ma fa bene il Manifesto a metterla sull'edizione di domani). Aggiungo solo il link al breve video del ragazzino siriano (che ha gli occhi come quelli di mio nipote..) il quale, bloccato a Budapest come tanti suoi connazionali in fuga, chiede solo pace per il suo paese perché così nessuno poi vorrà andare via...
E' ora di reagire, anzi siamo molto in ritardo.


È arri­vato il momento di deci­dere da che parte stare.
È vero che non ci sono solu­zioni sem­plici e che ogni cosa in que­sto mondo è sem­pre più com­plessa.
Ma per affron­tare i cam­bia­menti epo­cali della sto­ria è neces­sa­rio avere una posi­zione, sapere quali sono le prio­rità per poter pren­dere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha biso­gno di met­tere il pro­prio corpo in peri­colo per poter spe­rare di vivere o di soprav­vi­vere.
E’ dif­fi­cile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migra­zione asso­luta richiede esat­ta­mente que­sto: spo­gliarsi com­ple­ta­mente della pro­pria iden­tità per poter spe­rare di tro­varne un’altra. Abban­do­nare tutto, met­tere il pro­prio corpo e quello dei tuoi figli den­tro ad una barca, ad un tir, ad un tun­nel e spe­rare che arrivi inte­gro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai biso­gno.
Sono que­sti gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni pos­sono essere coperte da decine di infa­mie, paure, minacce, ma è inci­vile e disu­mano non ascoltarle.
La Mar­cia degli Uomini Scalzi parte da que­ste ragioni e ini­zia un lungo cam­mino di civiltà.
E’ l’inizio di un per­corso di cam­bia­mento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo glo­bale di capire che non è in alcun modo accet­ta­bile fer­mare e respin­gere chi è vit­tima di ingiu­sti­zie mili­tari, reli­giose o eco­no­mi­che che siano. Non è pen­sa­bile fer­mare chi scappa dalle ingiu­sti­zie, al con­tra­rio aiu­tarli signi­fica lot­tare con­tro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, signi­fica ripu­diare la guerra e costruire la pace.
Dare rifu­gio a chi scappa dalle discri­mi­na­zioni reli­giose, etni­che o di genere, signi­fica lot­tare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare acco­glienza a chi fugge dalla povertà, signi­fica non accet­tare le sem­pre cre­scenti disu­gua­glianze eco­no­mi­che e pro­muo­vere una mag­giore redi­stri­bu­zione delle ricchezze.
Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In cen­ti­naia cam­mi­ne­remo scalzi fino al cuore della Mostra Inter­na­zio­nale di Arte Cinematografica.
Ma invi­tiamo tutti ad orga­niz­zarne in altre città d’Italia e d’Europa.
Per chie­dere con forza i primi tre neces­sari cam­bia­menti delle poli­ti­che migra­to­rie euro­pee e globali:
  1. Cer­tezza di cor­ri­doi uma­ni­tari sicuri per vit­time di guerre, cata­strofi e dittature
  2. Acco­glienza degna e rispet­tosa per tutti
  3. Chiu­sura e sman­tel­la­mento di tutti i luo­ghi di con­cen­tra­zione e deten­zione dei migranti
  4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa supe­rando il rego­la­mento di Dublino
Per­ché la sto­ria appar­tenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro cam­mi­nare insieme.

Primi fir­ma­tari:

Lucia Annun­ziata, Don Vini­cio Alba­nesi, Gian­franco Bet­tin, Marco Bel­loc­chio, Don Albino Biz­zotto, Elio Ger­mano, Gad Ler­ner, Giu­lio Mar­con, Vale­rio Mastan­drea, Gra­zia Naletto, Giusi Nico­lini, Marco Pao­lini, Costanza Qua­tri­glio, Norma Ran­geri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Ser­villo, Ser­gio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini
Per ade­sioni: donneuominiscalzi@​gmail.​com
Appun­ta­mento per la mani­fe­sta­zione di Vene­zia
11 set­tem­bre, ore 17.00, Piazza Santa Maria Eli­sa­betta al Lido di Venezia


mercoledì 29 luglio 2015

Fare subito ciò che si deve fare


(di Argiris Panagopoulos e Marco Revelli)                
                                                            Il Manifesto del 29/7/2015



Mai come oggi la situa­zione — nazio­nale e inter­na­zio­nale – è stata così gra­vida di peri­coli e in così rapido muta­mento. Mai come oggi sen­tiamo la paura di per­dere del tutto il “nostro mondo”. Al tempo stesso, le evi­denti con­trad­di­zioni aprono straor­di­na­rie oppor­tu­nità di cam­bia­mento, se solo la sini­stra sapesse ritro­vare il senso del pro­prio esi­stere, come ha invi­tato a fare mar­tedì Norma Ran­geri sul mani­fe­sto del 28 luglio.
Lo sce­na­rio euro­peo in par­ti­co­lare – dal quale dipen­dono buona parte dei nostri destini e che non può non costi­tuire il rife­ri­mento prin­ci­pale del nostro agire – va rive­lando dram­ma­tici punti di caduta che met­tono in discus­sione la soprav­vi­venza dell’idea stessa di Europa. E che comun­que rive­lano che così com’è essa non può soprav­vi­vere. Che l’Europa o cam­bia o muore.

L’iniziativa poli­tica corag­giosa del governo greco e del suo popolo ha avuto il grande merito di mostrarlo a tutti, con­fer­mando la por­tata dav­vero sto­rica dello scon­tro che si sta svol­gendo nello spa­zio euro­peo. Il fatto che in que­sti giorni cru­ciali la Gre­cia sia rima­sta sola, denun­cia tutto il ritardo e l’inadeguatezza della sini­stra euro­pea a svol­gere il pro­prio ruolo in que­sto nuovo spa­zio poli­tico e sociale.

Il mer­can­ti­li­smo libe­ri­sta dei Trat­tati, defi­niti a misura dell’interesse nazio­nale tede­sco, è inso­ste­ni­bile. Porta l’eurozona al nau­fra­gio. E d’altra parte, non pos­siamo nascon­der­celo, è debole oggi il con­senso, non solo al livello dei governi, per la radi­cale cor­re­zione di rotta neces­sa­ria alla soprav­vi­venza eco­no­mica e demo­cra­tica dell’eurozona. L’ostacolo immenso lungo la strada non è solo la debo­lezza delle lea­der­ship poli­ti­che ma il defi­cit, morale e cul­tu­rale, dei popoli pri­gio­nieri dei diver­genti inte­ressi nazio­nali. Dob­biamo con urgenza defi­nire insieme come uscire da una trap­pola che svuota di senso sto­rico e poli­tico la sinistra.

Non sono, que­sti, gli unici segnali deva­stanti che ci arri­vano da Bru­xel­les, Fran­co­forte e Berlino.

Vi si aggiunge l’ostentazione di “disu­ma­nità sovrana” mostrata nella que­stione dei migranti, la vera emer­genza uma­ni­ta­ria del nostro tempo affron­tata come fasti­diosa que­stione di sicurezza.

La crisi delle cul­ture poli­ti­che demo­cra­ti­che tra­di­zio­nali, a comin­ciare da quella socia­li­sta, tra­volta dalla subal­ter­nità cul­tu­rale al libe­ri­smo delle social-democrazie occi­den­tali, e il sim­me­trico rie­mer­gere di popu­li­smi xeno­fobi e raz­zi­sti, non dis­si­mili da quelli che carat­te­riz­za­rono la cata­strofe euro­pea degli anni trenta.

La pra­tica costante di chie­dere ai governi mem­bri – a comin­ciare dal nostro, e da quelli spa­gnolo, por­to­ghese e irlan­dese oltre che, natu­ral­mente, a quello greco — di “far male” ai pro­pri popoli, impo­nendo loro sacri­fici dan­nosi e par­ti­co­lar­mente dolo­rosi per gli strati più deboli, come prova di fedeltà a un patto mai siglato da quei popoli e dive­nuto insop­por­ta­bile eco­no­mi­ca­mente, social­mente e moralmente.

In que­sto qua­dro il governo ita­liano è total­mente subal­terno a quella impo­si­zione e a quei dogmi, non solo inca­pace di modi­fi­carne quan­to­meno gli aspetti più pena­liz­zanti ma, anzi, impe­gnato a por­tare a com­pi­mento con zelo il man­dato rice­vuto dall’oligarchia che dirige l’Europa.

Vanno in que­sta dire­zione la mano­mis­sione del nostro ordi­na­mento demo­cra­tico costi­tu­zio­nale; la ten­den­ziale liqui­da­zione della nostra demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva in nome di una forma di governo bru­tal­mente sbi­lan­ciata sul potere ese­cu­tivo (una “demo­cra­zia ese­cu­tiva” o “ese­cu­to­ria”); l’imposizione di una legge-truffa desti­nata a defor­mare gra­ve­mente le volontà dell’elettorato e di con­se­gnare al dema­gogo di turno un potere senza più con­trap­pesi né anti­corpi; la volontà di can­cel­lare le rap­pre­sen­tanze sociali (in primo luogo quelle sin­da­cali) e l’umiliazione del mondo del lavoro con la can­cel­la­zione dei suoi diritti; l’aggressione vol­gare al mondo della cul­tura e della scuola, con l’umiliazione del sapere in nome di cri­teri gerar­chici azien­dali; la ridu­zione a merce di ciò che rimane del nostro patri­mo­nio ter­ri­to­riale e dei nostri beni comuni

Quella che si con­fi­gura con il governo Renzi è una vera “emer­genza demo­cra­tica”. L’azione svolta finora e quella che si pre­para a por­tare a com­pi­mento defi­ni­scono il pro­filo di un muta­mento di sistema che richiede, per essere con­tra­stato, un’innovazione poli­tica e orga­niz­za­tiva all’altezza della sfida.

Come mostra la vicenda greca in tutta la sua dram­ma­ti­cità, oltre al con­flitto tra Stati e inte­ressi nazio­nali , si pro­fila all’orizzonte un con­flitto poli­tico e sociale di tipo nuovo, tra demo­cra­zia e oli­gar­chie finan­zia­rie e buro­cra­ti­che trans­na­zio­nali; tra domi­nio tota­liz­zante della forma denaro e affer­ma­zione dei prin­ci­pii fon­da­men­tali di giu­sti­zia sociale, egua­glianza e soli­da­rietà; tra governo dall’alto di società sem­pre più ingiu­ste e par­te­ci­pa­zione con­sa­pe­vole e dif­fusa alle scelte col­let­tive, com­bat­tuto non più solo nell’angusto spa­zio nazio­nale ma in campo euro­peo, in cui sarà fon­da­men­tale la capa­cità di dar vita a for­ma­zioni di grandi dimen­sioni, cre­di­bili, forti, auto­re­voli, capaci di supe­rare le distin­zioni di nazio­na­lità e le altret­tanto asfit­ti­che fram­men­ta­zioni identitarie.

Per que­sta ragione noi oggi rite­niamo non più rin­via­bile l’impegno di tutte le forze che si pon­gono in alter­na­tiva a que­sto qua­dro dram­ma­tico e che ancora si richia­mano ai valori di egua­glianza, auto­no­mia e libertà che furono della migliore sini­stra a porre in campo anche in Ita­lia, nei tempi brevi impo­sti dalla gra­vità della situa­zione, una forza uni­ta­ria, inno­va­tiva nello stile poli­tico e cre­di­bile nel pro­prio pro­gramma, non mino­ri­ta­ria né chiusa in ste­rili pra­ti­che testi­mo­niali ma capace, come già è avve­nuto in Gre­cia e in Spa­gna, di costi­tuire un’alternativa di governo e di para­digma allo stato di cose pre­sente. Un sog­getto poli­tico dichia­ra­ta­mente anti­li­be­ri­sta, dotato della forza per com­pe­tere per il governo del paese in con­cor­renza con gli altri poli politici.

Tutte le ultime tor­nate elet­to­rali hanno rive­lato che senza un pro­getto uni­ta­rio a sini­stra, capace di supe­rare l’attuale fram­men­ta­zione, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza per nes­suno. Non pos­siamo con­ti­nuare a ripe­tere che il tempo è ora. Biso­gna dare, da subito, un segnale chiaro. Che si è pronti. E che c’è biso­gno di tutte e tutti. Non solo di chi, in que­sti mesi, nell’area poli­tica alla sini­stra del PD, ha avviato un fitto dia­logo in vista dell’apertura di un “pro­cesso costi­tuente”, ma soprat­tutto degli altri, che nei “luo­ghi della vita” con­ti­nuano a tes­sere resi­stenza, soli­da­rietà, azioni civili, coe­sione sociale. A com­bat­tere l’imbarbarimento e a spe­ri­men­tare il bien vivir. Quelli che aspet­tano che qual­cosa si muova, e che sia cre­di­bile, nuovo, diverso, forte.

Dovranno essere soprat­tutto loro i pro­ta­go­ni­sti della grande “casa comune” che di deve ini­ziare a costruire.

Fac­ciamo sì che sia da subito un “per­corso del fare”. Indi­vi­duiamo fin d’ora nell’iniziativa refe­ren­da­ria sui temi più vicini alla vita delle per­sone un ter­reno su cui impe­gnarsi qui ed ora. Impe­gnia­moci a costruire su ogni tema la più larga rete di sog­getti, che già ci sono, e già sono attivi.

Si lanci, ancor prima della pausa estiva, un mes­sag­gio chiaro e forte: che ci siamo. Che par­tiamo. Che pos­siamo far­cela. Lo dob­biamo ai tanti che aspet­tano da troppo tempo.

domenica 28 giugno 2015

OXI (No)

TSIPRAS SALONICCO


LA LETTERA DI ALEXIS TSIPRAS A TUTTI I GRECI CON LA QUALE ANNUNCIA IL REFERENDUM.

«Greche e greci,


da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.



In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.


Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.


La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia. Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.



Greche e greci,
in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.


Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.



Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti n.d.t.) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.


Greche e greci,
a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.
La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.
E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.
E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo...

 ......
La campagna del Manifesto "Atene non è sola" (occorrono 2 minuti per mandare la mail!).
Altre iniziative in questa settimana di solidarietà !



domenica 15 marzo 2015

Il saldatore


Geniale come al solito il titolo del Manifesto sopra la foto, così come "Landini, la coalizione è servita".
Avanzano i primi commenti (molti di più me ne aspetto a breve..) sulla mossa del segretario della Fiom, un po' a sorpresa ma che ovviamente non nasce dal nulla, chi segue i social poteva leggere ogni tanto complimenti da sinistra e auspici sulle sue apparizioni in tv, 'Maurizio, muoviti ti prego..'.
Lui ha tenuto a ribadire che Coalizione Sociale non è un altro partitino. E io ci credo perché in questo momento non avrebbe troppo senso, specie se calato dall'alto e studiato solo a tavolino, tutto o quasi è da costruire, ma i piloni ci sono e belli robusti, quelle associazioni i cui leader come Gino Strada o Rodotà o Ciotti e altri/altre si sono visti in pubblico accanto a lui, a cominciare forse dal 12 ottobre 2013 alla manifestazione La via maestra in difesa della Costituzione, che è la base dei diritti di tutti i cittadini.
La realtà sindacale, associativa, di movimenti di base ecc. è nutritissima in Italia, per fortuna, e non sarà semplicissimo tenerla insieme tutta. 
Eppure se c'è, come io credo ci sia, la voglia di uscire veramente da questo pantano, le difficoltà non saranno ostacoli insormontabili.
Vai Maurizio! sei onesto e sincero e sei emiliano (a Castelnovo né Monti, neanche a farlo apposta ho un 'amica e ci sono stata varie volte :). I metalmeccanici poi, quelli sempre all'avanguardia tra le categorie di lavoratori, erano i primi a rinnovare il Contratto collettivo di lavoro scaduto e dopo di loro rinnovavano anche le altre categorie, i metalmeccanici quelli che introdussero le '150 ore' cioè la possibilità di prendere il diploma di 3a Media per gli operai con permessi retribuiti.. fantascienza eppure non sono passati così tanti anni.
Venendo a tempi più recenti, solo per citare una lotta, ricordate il documento di Gazebo che ha seguito con tenacia le vicende degli operai delle Acciaierie di Terni, lì e a Roma e sull'autostrada..  Ricordate la reazione di Landini il giorno dopo le botte della polizia agli operai?


E ora, con la scusa della globalizzazione, non solo si sfrutta e si precarizza in tutto il mondo, ma i ricchi diventano sempre più ricchi e chi lavora si ritrova sempre più povero (per tacere di quelli che un lavoro devono trovarlo o non l'hanno più) e per tacere dei guasti all'ambiente che si sta trasformando in una discarica mondiale, dei cambiamenti climatici come fossero una condanna divina e non frutto di capitalismo sfrenato.. ma pensano pure di prenderci per cretini e ci fanno credere (magari twittando) che non ci dobbiamo preoccupare perché ci pensano loro, le loro banche, i loro spread, le loro multinazionali, i loro fondi alle Cayman e che un diavolo se li porti.
Il 23/3 iniziativa a Firenze con ARCI, ANPI ecc.
il 28/3 Manifestazione nazionale a Roma


'La Fiom fa sul serio' (il Manifesto)
Sinistra la coalizione necessaria (Il Manifesto)
Landini su Il Fatto
don Ciotti su Il Fatto

venerdì 13 marzo 2015

Lucio Magri, corpo a corpo con la democrazia

Luciana Castellina - (Il Manifesto 13/2/2015)
Nella pre­fa­zione a que­sti due volumi Ste­fano Rodotà scrive che Lucio Magri è stato uno dei pro­ta­go­ni­sti di que­sta sta­gione par­la­men­tare di fine secolo. Una «bella sta­gione», aggiunge Rodotà, e debbo dire che la rilet­tura di que­sti testi suscita nostal­gia: per­ché non solo nel caso di Lucio, ma per tutti in quell’epoca, ogni inter­vento alla Camera rap­pre­sen­tava un impe­gno, una rifles­sione, un eser­ci­zio di alto livello. Per que­sto, del resto, que­gli inter­venti pos­sono essere pub­bli­cati dopo tanti anni.
Pro­ta­go­ni­sta, dun­que ma assai ano­malo, per­ché all’inizio, nella legi­sla­tura ’76-’79, parte di un gruppo di appena sei depu­tati su 630 e segre­ta­rio di un par­tito, il Pdup, che in quella coa­li­zione elet­to­rale – deno­mi­nata Demo­cra­zia Pro­le­ta­ria – di depu­tati ne aveva solo tre. E però era in rap­pre­sen­tanza della sola oppo­si­zione, come si diceva allora, quando ancora si face­vano distin­zioni, “dell’arco demo­cra­tico”.
Nel suo primo discorso par­la­men­tare Lucio si era infatti tro­vato nella para­dos­sale con­di­zione di dover negare la fidu­cia a un governo soste­nuto da una mag­gio­ranza quasi totale: il governo delle lar­ghe intese dell’on. Andreotti. Anche que­sto det­ta­glio credo stia ad indi­care (ed è bene ricor­darlo in un momento in cui pro­prio di legge elet­to­rale si sta discu­tendo) quanto impor­tante sia il plu­ra­li­smo par­la­men­tare, una rap­pre­sen­tanza che esprima dav­vero tutte le anime del paese.

Che non bloccò affatto l’istituzione, ma con­sentì anzi ine­diti e sti­mo­lanti intrecci, penso innan­zi­tutto al dia­logo che si svi­luppò fra il nostro attuale pre­si­dente della Repub­blica — che dav­vero rin­gra­zio per la sua pre­senza — e Magri, in occa­sione della assai con­flit­tuale ride­fi­ni­zione, nel 1993, della legge elettorale. ..... (segue)


(N.B. l'intervento di Luciana Castellina anche in voce sul video della Camera, al minuto 52)

domenica 15 febbraio 2015

I grecoromani

Prima Pagina Il Manifesto
Qui accanto un altro dei titoli-mito del Manifesto :)
Bella manifestazione, rincuorante: S. Valentino ci ha fatto 'o miracolo, intanto, di farci vedere sfilare insieme Nichi Vendola e Paolo Ferrero e alcuni della minoranza PD (ma quando si decideranno?..), la Cgil con la Fiom e poi i giovani dei movimenti che non sono teneri né con i politici né coi sindacati.
Sul palco sotto il Colosseo si sono alternati, presentati da Raffaella Bolini  (Arci): Luciana Castellina, due parlamentari eletti nella Lista Tsipras, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, Stefano Fassina e la giovane parlamentare civatiana Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Sel) e Paolo Ferrero, il messaggio di Marco Revelli è stato letto da Moni Ovadia, il delegato Fiom, Ilenia del Teatro Valle Occupato, ancora due giovani, il nostro amico giornalista-interprete Argyris che fra la spola tra Atene e Roma e lo studioso Haris Golemis (altre notizie sul Manifesto ).
I greci hanno ringraziato Roma - ma i presenti  non erano solo romani, c'erano striscioni di Venezia, Brescia, Emilia Romagna, Abruzzo, Napoli -  e credo che noi pure dobbiamo ringraziare loro, sapendo che i tempi in cui le cose cadevano dall'alto sono finiti e tutti dobbiamo fare il nostro pezzetto, grande o piccolo che sia. Per inciso Landini ha ribadito che si chiama Maurizio e non Alexis e chi vuol intendere intenda.. (troppo critico Cremaschi nel video secondo me: sì è vero, errori ne sono stati fatti, ma cosa decidiamo? continuare a martellarci o andiamo avanti?).
Comunque io uscendo dalla metro verso casa stavo ancora canticchiando Bella Ciao :-)

mercoledì 11 febbraio 2015

Oggi presidio a Roma, verso San Valentino


     I pre­sidi davanti a signi­fi­ca­tive sedi isti­tu­zio­nali e le mobi­li­ta­zioni locali in vista della mani­fe­sta­zione nazio­nale di sabato 14 in soste­gno del popolo greco con­tro il ten­ta­tivo della Ue e della Bce di can­cel­lare l’esito del voto demo­cra­tico delle recenti ele­zioni gre­che e chiu­dere il flusso dei pre­stiti, si stanno allar­gando a mac­chia d’olio nel nostro paese e in tutta Europa.
    Non è affatto vero quanto scrive la grande stampa che il governo greco sarebbe iso­lato diplo­ma­ti­ca­mente e poli­ti­ca­mente. Se molti capi di governo fanno orec­chie da mer­cante – mai meta­fora fu più adatta – o addi­rit­tura si sdra­iano sui comu­ni­cati della Bce, come è il caso di Mat­teo Renzi, in tutta l’Europa la mobi­li­ta­zione popo­lare cre­sce e si stringe attorno al popolo greco. Stiamo assi­stendo alla rina­scita, come da tempo non si vedeva, di un vero movi­mento di soli­da­rietà inter­na­zio­nale. Ma non si tratta solo di soli­da­rietà. Si è com­preso che la par­tita che si gioca in Gre­cia riguarda l’Europa tutta e i suoi abitanti.
    Per quanto riguarda il nostro paese, oltre alle mobi­li­ta­zioni che si sono già tenute in alcune città nei giorni pre­ce­denti, sono pre­vi­sti per la gior­nata di oggi — durante la quale si svol­gerà a Bru­xel­les l’importante riu­nione dei mini­stri delle finanze dell’Eurozona (Euro­gruppo) — pre­sidi, dibat­titi, con­fe­renze stampa e volan­ti­naggi a Milano, Napoli, Palermo, Mes­sina, Padova, Por­de­none, Asti, Genova, Bolo­gna, Pescara, Parma, Fer­rara, Trie­ste, Mestre, Tre­viso, Reg­gio Emi­lia, Terni, Siena, Livorno, Rovigo, Bari, Firenze, Mace­rata, Peru­gia, Biella, Ales­san­dria, Riva del Garda, Rove­reto, Trento, Bre­scia, Ravenna, Ancona (dove alle 17.00 presso l’Anpi par­le­ranno Luciana Castel­lina e Argi­ris Pana­go­pu­los ), Como. Domani 12 feb­braio sarà la volta di Gros­seto, Ber­gamo, Jesi, Pas­si­rano Fran­cia­corta. Il 13 feb­braio: Torino, Novara. (elenco qui N.d.r.)
      Il pre­si­dio di Roma è pre­vi­sto oggi, 11 feb­braio, dalle ore 18.30 in piazza Indi­pen­denza nei pressi dell’Ambasciata tede­sca. Da dove, alle ore 14 di sabato 14 feb­braio (un San Valen­tino dav­vero diverso) par­tirà la mani­fe­sta­zione nazio­nale che si con­clu­derà con diversi inter­venti al Colos­seo.
Oltre alla par­te­ci­pa­zione di movi­menti e forze poli­ti­che, è giunta l’adesione della Cgil (v. accanto), il giorno prima della Fiom e anche della Flc-Cgil.
Inol­tre ci sarà una par­te­ci­pa­zione attiva e nume­rosa dei Greci d’Italia alle mobi­li­ta­zioni odierne. In par­ti­co­lare a Napoli inter­verrà il Pre­si­dente della Fede­ra­zione delle Comu­nità e Con­fra­ter­nite Elle­ni­che d’Italia Jan­nis Korin­thios e il pre­si­dente della Società Fil­lel­le­nica Ita­liana Marco Galdi.



giovedì 8 gennaio 2015

Al bar con rabbia


@Zeropregi (su Il Manifesto dell'8/1/2015)
A poco più di 24 ore dalla strage com­piuta da 3 uomini, pre­sunti appar­te­nenti a qual­che cel­lula jiha­di­sta, pos­siamo tran­quil­la­mente trarre un primo bilan­cio di come i nostri media, tele­vi­sivi e non, stanno trat­tando que­sto fatto, scon­vol­gente per molti, avve­nuto con­tro la reda­zione di un gior­nale sati­rico francese.
La por­tata di que­sto evento è enorme. Biso­gne­rebbe avere nervi saldi e saper sce­gliere gli argo­menti giu­sti e le parole giu­ste per affron­tarlo ma que­sto non sem­bra sia una pre­oc­cu­pa­zione. Anzi. Da ieri sera Mat­teo Sal­vini è pro­ta­go­ni­sta asso­luto di talk show e tg. E’ per caso un esperto di ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale? Di jiha­di­smo? Può rac­con­tarci del con­flitto siriano, ser­ba­toio di com­bat­tenti dall’Europa e per l’Europa? No. Sal­vini è stru­men­tale al fare audience e allo spo­stare qual­siasi discorso alle beghe di casa nostra e a lan­ciarlo nella pros­sima cam­pa­gna elet­to­rale al grido di “basta clan­de­stini, basta Islam, basta moschee”. E che ci importa se i 3 ricer­cati siano cit­ta­dini fran­cesi. Biso­gna chiu­dere le fron­tiere subito. Lo ha detto anche Roberto Maroni, chiu­dere Schen­gen così a Men­tone non pas­sano ter­ro­ri­sti fran­cesi. L’altro asso­luto pro­ta­go­ni­sta è un uomo, un gior­na­li­sta, sot­to­po­sto a prov­ve­di­mento disci­pli­nare dall’Ordine dei gior­na­li­sti, per i suoi con­te­nuti isla­mo­fobi, tutto a un tratto diven­tato per Media­set un esperto di Islam e quindi per­sona a cui chie­dere un com­mento e una ana­lisi sui fatti di Parigi. E’ Magdi Allam, difen­sore oggi dell’Hebdo, nono­stante un paio d’anni fa chie­desse un inter­vento del Vati­cano per­ché pub­bli­cava vignette bla­sfeme. Complimenti.
Ma accanto al gior­na­li­smo tele­vi­sivo c’è quello car­ta­ceo: Libero tito­lava oggi “Que­sto è l’Islam”, stesse parole e con­te­nuto twit­tato ieri dal diret­tore di un inserto del Sole 24 Ore, Chri­stian Rocca, già noto per delle posi­zioni piut­to­sto dure con­tro l’Islam, di cui dimo­stra di non saperne molto. Del resto già par­lare di “ter­ro­ri­smo isla­mico” è sba­gliato, visto che l’Islam non è una cosa sola, che le for­ma­zioni jiha­di­ste sono diverse e spesso in guerra tra loro. Ci sono divi­sioni sto­ri­che come quella tra sun­niti e sciiti, che spesso e volen­tieri sfo­ciano in con­flitti interni. Ma del resto par­lare di “ter­ro­ri­smo isla­mico” sem­pli­fica e aiuta a far inor­ri­dire noi bian­chi occi­den­tali. Erne­sto Galli della Log­gia sul Cor­sera afferma che l’Islam è incom­pa­ti­bile con il nostro insieme di “regole”. Ovvia­mente per l’Ernesto del Cor­sera si fa rife­ri­mento alle libertà indi­vi­duali e soprat­tutto a quello delle donne nono­stante donna non sia e nono­stante ci siano mol­tis­sime donne che nella nostra bianca e cri­stiana Europa tanto libere non si sentono.
Attentato Charlie Hebdo: la condanna delle donne
Infine chiu­diamo col fiume di reto­rica e ipo­cri­sia bipar­ti­san della nostra poli­tica. A sini­stra, gli ono­re­voli del PD, usano toni tipo “non ci fer­me­ranno” (Ma chi? A chi? Cosa non fer­me­ranno?) oppure come fa Pina Picierno “L’Europa si fonda sui valori di libertà e demo­cra­zia. L’attacco ter­ro­ri­stico a Parigi riguarda l’Europa e ciò che rap­pre­senta”. Sicura Pina? Vogliamo aspet­tare prima di capire se i 3 sono una cel­lula jiha­di­sta, quale e magari a chi fa rife­ri­mento? Già hai capito tutto, Pì? Da destra la palma d’oro spetta al par­tito di Gior­gia Meloni che scrive “siamo in guerra” oppure con­tro “il rela­ti­vi­smo”. Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto così drammatico.
Gasparri: "Niente soldi per gli ostaggi usiamoli per le armi contro i terroristi"
Da destra a sini­stra sono una­nimi nel par­lare di “attacco alla libertà di espres­sione”, si afferma che Parigi è “l’11 set­tem­bre euro­peo” (anche se la stessa cosa fu detta dopo l’attento alla metro di Madrid ma evi­den­te­mente è sca­duto il copy­right) ma soprat­tutto che “la satira non si tocca”. Non fate­gli notare che la satira dalle nostre tv è scom­parsa già da anni, che un Guz­zanti è costato inter­ro­ga­zioni par­la­men­tari e cen­sure, quando non erano que­rele. Pre­messo che non ho mai capito cosa signi­fi­chi libertà di espres­sione visto che secondo me anche i tagli all’editoria sono un taglio alla libertà di espres­sione, trovo sin­go­lare che non ci sia qual­cuno che chieda a uno di que­sti feno­meni della poli­tica nostrana una sem­plice domanda: ma siamo in guerra chi? con­tro chi?
Nel frat­tempo in Siria si con­ti­nua a com­bat­tere con­tro l’Isis e sono pro­prio le for­ma­zioni come YPG/YPJ a forte com­po­nente musul­mana, brac­cio mili­tare del PKK for­ma­zione poli­tica giu­di­cata ter­ro­ri­stica dalla stessa UE, con un avallo (più for­male che reale) degli Usa. Isis con­ti­nua a estrarre petro­lio e a ven­derlo al mer­cato nero, men­tre qual­che cen­ti­naio di com­bat­tenti pro­ve­nienti dalla nostra stessa Europa rag­giunge con faci­lità la Siria pas­sando per le fron­tiere degli amici ma sulla carta nemici della Tur­chia. Nel frat­tempo con­ti­nua la poli­tica di inge­renza da gran­deur fal­lito di Hol­lande in Africa (Mali e Rep Cen­tra­fi­cana), Libia, Siria e Iraq. Ma di tutto que­sto non si parla, non si con­te­stua­lizza, non si ragiona. Una cosa è certa per Isis siamo stati una splen­dida scuola di vita ma soprat­tutto mili­tare. Usano le nostre stesse armi: media e pro­pa­ganda. Lo spie­gava benis­simo Pre­ciado in que­sto arti­colo su Internazionale.
Nel frat­tempo ieri notte ci sono stati sem­pre in Fran­cia attac­chi alle moschee. Nelle set­ti­mane pre­ce­denti anche nelle peri­fe­rie sve­desi ci sono stati epi­sodi simili. In Ger­ma­nia e non solo avan­zano movi­menti poli­tici appa­ren­te­mente non ideo­lo­gici in chiave anti-islamica ma che caso strano vedono con­vo­gliare parec­chi per­so­naggi legati alla destra radi­cale, per uno scon­tro tra inci­viltà che in tanti, da una parte e dall’altra alimentano.
A noi, stretti tra due fasci­smi, quello iden­ti­ta­rio euro­peo e quello isla­mico, non ci resta altro che un si salvi chi può.

domenica 7 dicembre 2014

Buona domenica #Roma

       
        Oggi sono andata, ebbene sì,  al centro commerciale, periferia romana vicino al Raccordo. Giornata di sole anche se con successive nuvole. I mariti con le mogli, papà coi bambini per mano, mamme coi passeggini, maggioranza di italiani ma anche alcuni stranieri, fidanzatini che buttano l'occhio ai film in programma, comitive di ragazzi e ragazze, perfino qualche persona anziana in carrozzella.
        Gli addobbi natalizi, la pista di pattinaggio col ghiaccio finto che per cadere va bene uguale. Alcuni carrelli della spesa molto pieni (siamo ancora ai primi del mese), pacchetti regalo ancora pochi, da mezzogiorno in mano piuttosto grossi triangoli di pizza, tramezzini, panini e patatine di McDonalds, caffè o gelato, insomma un po' di normalità e di tradizione, forse per rimuovere gli incubi dei giorni scorsi, forse perché in ogni caso la vita continua anche se con più preoccupazione. Per me il pericolo grosso è quando le porcherie non si conoscono, se vengono fuori c'è la speranza che qualcosa cambi..
        Anche Ignazio Marino sembra volere tener duro..
        E pure i tre musicisti qui sotto, ora in turnée in Italia e all'estero, sono romani (scusate il repetita ma ho il motivo nell'orecchio :).
        Buona domenica!







domenica 30 novembre 2014

#29N Piazza Farnese, Roma



ALTRA  EUROPA, A GENNAIO l'ASSEMBLEA NAZIONALE PER LA COSTITUENTE      (su Controlacrisi)
"La pioggia insistente, anche se leggera non ha aiutato (insieme alla manifestazione dei lavoratori dell'agricoltura CGIL e UIL che ha bloccato i mezzi per un bel po'.- n.d.r..) il popolo dell’Altra Europa a ritrovarsi in piazza Farnese della lista 'L'altra Europa con Tsipras' nel primo appuntamento nazionale dopo le elezioni europee del maggio scorso. Movimenti, partiti, associazioni e comitati territoriali un punto fermo però l’hanno messo: una assemblea nazionale a Roma il 10 e 11 gennaio, da dove dovrebbe muovere i primi passi il nuovo soggetto politico. Una costituente, insomma, che intanto cominci a dare l’esempio giusto e a togliere le zavorre. Il faro è il “No” alle politiche di austerità e al Jobs act, all’Europa di Merkel e Draghi e al Ttip.
"Lottiamo insieme per produrre il massimo di alternativa al Pd e lavoriamo intanto per il successo dello sciopero generale del 12 dicembre”, dice l’ex sindacalista Giorgio Airaudo, ora deputato di Sel, che è intervenuto dal palco. Airaudo porta ai manifestanti che riempiono a metà piazza Farnese il saluto di Sel e la collaborazione per un lavoro insieme in futuro. "Non abbiamo tanto tempo - osserva Airaudo - perché‚ possono esserci le elezioni e dobbiamo essere preparati con iniziative sui territori e iniziative nei luoghi di lavoro”... (segue Controlacrisi)


***
"DA LISTA A SOGGETTO POLITICO, IL PROGETTO DELL'ALTRA EUROPA"
(su Il Manifesto)






sabato 15 novembre 2014

Le cinque giornate di Firenze

      
        L'articolo del Manifesto sull'evento che prende il via domani a Firenze fino a giovedì, un incontro di riflessione e discussione su 'un'altra sinistra', con la partecipazione di intellettuali, politici, leader sindacali e movimenti provenienti da tutta Italia e da tutta Europa appartenenti a varie famiglie politiche, partendo non solo dall'esperienza di Alexis Tsipras e di Syriza in Grecia, ma anche da quella di Podemos  nata dal movimento degli Indignados in Spagna, che potrebbe secondo un sondaggio persino superare il partito del premier Rajoy.
Il dibattito è aperto al pubblico e si potrà seguire anche in streaming sulla homepage di Transform





domenica 26 ottobre 2014

Mo va a cagher

Forse avete visto la vignetta di Mauro Biani sul Manifesto di venerdì 24, io ho sorriso pensando comunque fosse un po' esagerata.
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Sbagliavo io... in un articolo del Fatto di oggi che parla della Leopolda: "Ecco, in cinque anni dai moniti sulla rottamazione con cui Renzi voleva mutare il Pd si è giunti ad un’altra cosa. Il PdL, il partito della Leopolda. “Guardi come sono vestite le persone – fa notare a il fattoquotidiano.it un signore di mezza età – I ragazzi non indossano le clarks ma le hogan, le ragazze hanno le borse griffate. E poi tutti questi giovani non sarebbero mai andati a una convention di Bersani" (...)  E “noi – scandisce il premier – non consentiremo che il Pd sia trasformato nel partito dei reduci. Noi saremo il partito dei pionieri, non quelli del museo delle cere, ma del futuro e del domani.
E qui riaffiorò tutta la mia nonnesca e genitoriale bolognesità, si affacciarono in un attimo tutti i racconti di lotta e di Resistenza, le tessere del PCI di mio padre e le mie, le ribellioni, le riflessioni, le riunioni e le manifestazioni .. e si concentrarono in un unico, antico ma modernissimo, sussulto: MO VA A CAGHER!!!

giovedì 9 ottobre 2014

Renzismo terminale

L'accelerazione impressa da Mat­teo Renzi nel suo “seme­stre euro­peo” lascia sul ter­reno cumuli di mace­rie (a comin­ciare da quelle del suo par­tito). E apre almeno tre grandi que­stioni, cla­mo­ro­sa­mente evi­denti in que­sti giorni solo a volerle vedere: una que­stione isti­tu­zio­nale, annun­cia­tasi fin dalla bat­ta­glia d’estate sul (e con­tro il) Senato. Una nuova que­stione sociale: nuova per­ché si poteva pen­sare che già col governo Monti si fosse arri­vati a mor­dere sull’osso del mondo del lavoro, e invece ora si affon­dano i colpi ben sotto la cin­tura. Infine una grave que­stione demo­cra­tica, resa dram­ma­tica dall’intrecciarsi delle prime due, e dal ruolo che la crisi gioca nel det­tarne modi e tempi di sviluppo.
    Renzi — nono­stante le reto­ri­che che ne accom­pa­gnano e potremmo dire ne costi­tui­scono l’azione — non rap­pre­senta una pos­si­bile solu­zione della crisi eco­no­mica e sociale ita­liana. Non ha né la forza (nei rap­porti inter-europei) né le idee per aprire anche solo uno spi­ra­glio. Ma con­densa in sé — nella pro­pria stessa per­sona, nel pro­prio lin­guag­gio e nei pro­pri com­por­ta­menti quo­ti­diani, oltre che nelle misure che impone — il modo con cui la crisi lavora. È, si potrebbe dire, il lavoro della crisi tra­dotto in poli­tica: ne con­verte in pra­tica di governo tutto il poten­ziale destabilizzante...


(segue su il Manifesto del 9/10/2014)

lunedì 21 luglio 2014

Gaza



Collegamento permanente dell'immagine integrata

Il chiarissimo intervento su Gaza e la questione Palestinese di Moni Ovadia,
l'altro giorno all'Assemblea dell' Altra Europa con Tsipras..