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domenica 1 marzo 2015

Una piazza, tante strade


Ha scritto oggi Marco Furfaro (Sel): 'Stai mesi in televisione che neanche Bruno Vespa, ammicchi ai fascisti per raccattare gente che inneggia al duce, croci celtiche e Casapound, arrivi perfino a dire che è meglio lasciar morire la gente in mare pur di fomentare la rabbia... e poi quelli che chiami "quattro disadattati", senza un soldo portano in piazza più gente di te. Bella figura di merda, Salvini!"  
Vero. Il Matteo 2 e i suoi audaci raccolti e protetti a piazza del Popolo.. la variegata sinistra radicale (cioè chiaramente non PD), centri sociali, studenti, precari, Cobas, comitati lotta per la casa, Rifondazione e Tsipras romani, No Tav, migranti, alcuni Curdi e Palestinesi ecc. ecc. per le strade del centro da piazza Vittorio fino a Campo de' Fiori che non la conteneva tutta e in tanti sono tornati indietro mentre ancora il corteo stava arrivando. Più delle parole penso contino le immagini qua sotto (ché i media ne hanno fatte vedere pochine, forse come ha detto Giorgio Cremaschi, tocca rompere qualche vetrina rotta per far notizia..).


Grazie Roma. una bella giornata!









giovedì 26 febbraio 2015

Nessun imbarazzo. Anzi.



di Giacomo Russo Spena su Micromega
Nessun imbarazzo. Anzi. “In comune abbiamo il contrasto all’immigrazione fuori controllo e la difesa dell’identità e del made in Italy”. Un patto d’acciaio tra la Lega di Matteo Salvini e Casa Pound. E se lo scorso 18 ottobre alla marcia su Milano contro l’“invasione degli immigrati” qualche militante padano aveva storto il naso nel vedere lo sventolio dei tricolori dei fascisti del Terzo Millennio, nella piazza romana di sabato 28 febbraio – previste 15mila persone – c’è piena sintonia. “Renzi a casa”, “Marino a casa”, gli slogan.

È la svolta lepenista della Lega, da partito regionale e indipendentista a forza nazionale. Un totale restyling che, archiviata l’era di Umberto Bossi, mira a cavalcare il malcontento sociale con toni populisti, beceri e xenofobi. Parla alla pancia del Paese. Spara cifre, spesso inventandole. Fomenta paure. Strategicamente cavalca la dilagante insicurezza socio-economica, oltreché la diffusa opposizione all'Euro e alla Unione Europea, mettendo insieme il razzismo gretto e volgare con il modello di società propagandato, con successo, dal primo rabbioso Front National di Jean-Marie Le Pen. Il grande nemico sono, ancora una volta, i rom ed i migranti. ... (segue )



(*ore 14.00 Piazza Vittorio - adesione di Erri De Luca, Elio Germano, 99 Posse, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, ZeroCalcare, Sabina Guzzanti, ecc.)



giovedì 13 novembre 2014

Razzistelli no pasaràn

       Dopo il noto exploit coi noti risultati di Matteo Salvini al campo rom di Bologna, città che se una volta si chiamava la Rossa un motivo ci sarà pure..,dunque a Salvini martedì su La7, Andrea Scanzi j'ha fatto li bozzi come diciamo qui - e per me ha fatto bene, il video). Non dimentichiamo che la Lega Nord appoggia la Le Pen ed è appoggiata anche da quei buontemponi di Casa Pound.


      E tuttavia Matteo 2, dopo le proteste di alcuni abitanti di Tor Sapienza contro la presenza di extracomunitari, fomentate (mi ci gioco quel che volete) da elementi di destra, non pago del primo round ha detto che vuole venire anche qui..


     Ora che ci sia malessere nelle fasce più deboli della/delle grandi città (mentre intanto la polizia bastona gli operai e Matteo1 pensa alle cene coi banchieri e agli incontri col condannato) dunque è indubbio che ci sia il rischio di disordini che possono sfociare solo in una guerra tra poveri.


   Ma i 'razzistelli' come dice Scanzi e i fascistelli aggiungo io, no, no pasaràn.




mercoledì 25 settembre 2013

il de profundis dell'Italia industriale

(Il Simplicissimus)

Parliamo di svendita imminente del Paese, ma in realtà gran parte di esso è stato letteralmente comprato negli ultimi anni, quando la crisi e l’assoluta incapacità di gestirla da parte del sistema politico, ha reso conveniente l’acquisizione di centinaia di aziende e di produzioni in mano ad imprenditori già da molti anni poco disposti ad investire e ipnotizzati dalla rendita finanziaria. Del resto la promessa bipartisan del sistema politico a quello produttivo era, già dalla fine degli anni ’90,  quella di ridurre i diritti del lavoro per supportare una competitività basata esclusivamente sui salari invece che sul prodotto e sull’innovazione: una vera follia dentro una globalizzazione che vedeva emergere Paesi con retribuzioni inarrivabili. Così è cominciato un logoramento di immagine e di posizione commerciale che ora ha raggiunto il suo acmè. 
Da tempo la telefonia è trasmigrata ai quattro angoli del mondo, nonostante l’Italia sia da sempre uno dei mercati più vasti e vivaci per il settore e ora ha preso il volo anche la Telecom, l’unica superstite. Ma ormai si tratta di pochi rimasugli di una gloria che fu schegge che sono già in procinto di passare in altre mani come Finmeccanica (l’Ansaldo sarà scorporata e venduta alla Siemens e altri due gruppi americani) o Eni. Rimane ben poco prima della svendita dei beni pubblici e della partenza di fatto degli ultimi grandi gruppi come la Fiat. Molto spesso però sfugge la dimensione del problema e sembra di parlare di cose astratte: invece facendo un elenco delle aziende acquisite negli ultimi anni si può avere un’idea concreta dell’avvitamento nel quale siamo. Entriamo anche se in maniera sommaria in questo purgatorio:

Industria Agroalimentare 

(segue).. 

martedì 12 marzo 2013

Ora d'aria

titolo dato al video dal blog di Grillo. mi sembra appropriato.

 
Interessanti anche le considerazioni de Il Simplicissimus.
e io come Battiato
 
 
  

giovedì 15 marzo 2012