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giovedì 23 febbraio 2017

Ex Rialto: se la giunta Raggi costruisce il deserto e lo chiama legalità

(Il Manifesto 21.2.2017)

I sigilli posti all’ex Rialto sono una cartina di tornasole dello stato di salute della democrazia a Roma e soprattutto di come oggi i poteri siano dislocati ben al di fuori dagli organi elettivi. Accade così che, dopo un anno di mobilitazioni della città dal basso, il Consiglio Comunale finalmente approvi una mozione che chiede espressamente la moratoria su tutti gli sgomberi di spazi sociali e culturali, ovvero delle oltre 850 esperienze autogestite e dal basso che hanno sinora impedito ad una città, da sempre prigioniera della rendita e della finanza, di sprofondare nell’anomia e nella solitudine competitiva.
E accade che gli sgomberi proseguano senza soluzione di continuità, a volte decisi dalla Prefettura, a volte dalla Magistratura, a volte – è questo il caso dell’ex Rialto – dal Comune stesso. E accade che chi governa la città ammetta di non saperne nulla e di nulla poter fare di fronte ad una macchina amministrativa che si muove in autonomia.
C’È QUALCOSA che la giunta Raggi continua a non capire: oggi vincere le elezioni non corrisponde a prendere il potere e se non si governa confliggendo con i poteri forti – ovunque dislocati – si finisce per assecondarli, tanto sulle scelte strategiche quanto nell’etica pubblica. Fino a deificare le procedure. Così se la Corte dei Conti si è inventata che l’edificio dell’ex Rialto (uno stabile degradato, privo di riscaldamento e di acqua potabile) deve produrre profitto per il Comune, e il dirigente del dipartimento Patrimonio esegue chiedendo cifre a dir poco esorbitanti di affitto a realtà di volontariato, fino a porre i sigilli alla struttura, la Giunta Raggi dice di non essere d’accordo e nulla più.
È così che esperienze associative come il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Attac Italia, Circolo Gianni Bosio, Trasform (solo per citare alcune del Rialto) vengono messe per strada e un edificio, reso vivibile dalle stesse, riconsegnato al degrado e all’abbandono. E in questo modo non si produrrà alcuno dei profitti richiesti dalla Corte dei Conti.
TUTTO QUESTO PERCHÉ c’è qualcos’altro che la Giunta Raggi continua a non capire: la legalità è un concetto complesso e, se non se ne comprendono le articolazioni, si finisce per fare il contrario di quello che si era annunciato. È del resto quanto già dimostrato in merito al debito di Roma Capitale e alla gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali. Si può mettere in campo un’indagine indipendente e partecipata sul debito (scritta nel programma elettorale) senza confliggere con il decreto “Salva Roma” che quel debito perpetua, predeterminando qualsiasi scelta da qui al 2048? Si può aprire un percorso per la ripubblicizzazione dell’acqua (decisa da un referendum nazionale e scritta nel programma elettorale) non configgendo con Acea Spa e lo shopping che sta facendo sui servizi idrici di tutto il Centro Italia?
Non si può e l’illusione di essere la Sindaca di tutti evapora in una realtà in cui ci si trova ininfluenti rispetto all’azione dei poteri forti. Il problema di fondo è che chi governa pensando di rappresentare una città complessa finisce per costruire poco più che una rappresentazione chiusa e autoreferenziale, con la conseguente necessità di continua legittimazione da parte di quelli “che contano”.
MA L’IDEA che si possa continuare a sfuggire alle contraddizioni è ormai senza fiato. Da anni a Roma i poteri forti hanno deciso di eliminare tutto ciò che si muove al di fuori dello schema del profitto, della rendita e della solitudine. Ascoltare la città è l’unico modo per fermarli e per non doversi trovare domani ad aver costruito un deserto sociale chiamato legalità.
*Attac Italia (Marco Bersani)

domenica 8 maggio 2016

Stop TTIP, 7 maggio



Tante persone (tanti giovani!) da tutta Italia, tante associazioni e movimenti, ho visto Stefano Fassina e Maurizio Landini, c'era la sinistra al gran completo (nel senso di Rifondazione, Altra Europa con Tsipras, Sinistra Anticapitalista) alcuni di Sel ma nessuna loro bandiera (forse per scelta non so), c'era Possibile di Civati e Parte Civile di Ignazio Marino, il Movimento Cinque Stelle, CGIL, Greenpeace, ambientalisti, animalisti, Slow Food ecc. ecc.. PD non pervenuto. Tanti gli slogan, alcuni si trovano negli articoli in giro, riporto tre immagini da la Repubblica.
E' andata molto bene (anche se il Brennero ha rubato la scena e te pareva questi sporchi brutti e cattivi che stanno dalla parte dei migranti..).
E ora provatece a propinarci le vostre schifezze.


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mercoledì 13 gennaio 2016

16 gennaio.Torniamo in piazza contro la guerra infinita

16 gennaio. Torniamo in piazza contro la guerra infinita

di Giorgio Cremaschi
(Contropiano del 13/1/2016)



Nella notte tra il 16 e 17 gennaio del 1991 le prime bombe e i primi missili della NATO e degli USA cadevano sull'Iraq. Era la prima guerra del Golfo, che avrebbe dato il via ad una guerra infinita, che come un fiume carsico a volte è parsa inabissarsi, soprattutto nell'attenzione delle varie opinioni pubbliche, per poi riemergere all'improvviso più ampia e devastante di prima.
Due antefatti avevano preparato l'intervento militare del 1991. Negli anni '80 Il conflitto in Afghanistan aveva schiantato l'Unione Sovietica mentre gli USA avevano armato il fondamentalismo islamico armato dei talebani e di Bin Laden. Contemporaneamente l'Iraq di Saddam Hussein, anche in questo caso con il sostegno USA, aveva intrapreso una terribile guerra contro la rivoluzione sciita in Iran. Come premio per i costi di questa impresa il dittatore iracheno aveva poi pensato di occupare il Kuwait, contando sul silenzio assenso del suo protettore. Che invece doveva tenere conto del suo primo alleato nella regione, l'Arabia Saudita di cui il piccolo stato petrolifero era una dependance, e che quindi non avrebbe potuto accettare il fatto compiuto.


Ronald Reagan il presidente più reazionario di tutto il novecento statunitense, l'interprete della svolta liberista e antisindacale nelle politiche economiche, fu responsabile della decisione di sostenere i talebani e Saddam Hussein. Reagan fu l'apprendista stregone che suscitò le forze che poi gli USA furono costretti a combattere, ma questo non vuol dire che la guerra iniziata nel 1991 sia stata in pura continuità con quelle precedenti. Le guerre alimentate da Reagan erano rivolte contro l'Unione Sovietica, in un recente talk show Edward Luttwak ha affermato che sostenere i talebani fu comunque un buon affare, perché servì a far crollare il comunismo. Ma nel 1991 la Germania era appena riunificata e l'Urss stava crollando, gli USA non avevano avversari. Una politica di pace dei vincitori avrebbe voluto che, dopo il crollo dell'avversario, la NATO fosse sciolta e il disarmo proclamato. Invece si fece l'esatto contrario. La NATO fu rafforzata come strumento di potere mondiale e le spese militari incrementate. Così la guerra che iniziava nel 1991 affondava le sue radici nel passato, ma era collocata in una dimensione nuova. Essa era un conflitto del Medio oriente che in realtà coinvolgeva tutto il mondo, era un conflitto mondiale localizzato.
L'unica grande potenza rimasta costruiva una coalizione mondiale che riduceva l'ONU a misera sede di ratifica delle decisioni già prese. E proprio per affermare il proprio ruolo egemone sul nuovo ordine nel pianeta , gli USA dovevano dare a Saddam una lezione che imparassero tutti. Allora si inventò il mito della grande minaccia incombente, gli intellettuali e i mass media furono messi in campo per spiegare che un nuovo Hitler era comparso e che non si poteva cedere a lui come fecero invece le potenze occidentali di fronte al Führer nel 1938. La guerra diventò ordinatrice, democratica, umanitaria, contro il terrorismo. E questa follia ipocrita ci ha accompagnato fino ad ora. Le parole di guerra di allora son le stesse di oggi, a qualche telegiornale potrebbe essere cambiata la data di 25 anni e sarebbe difficile cogliere la differenza.
Il 1991 fu percorso da una vasta mobilitazione pacifista, che durò e si rafforzò per tutto il decennio, al punto che alle soglie del 2000 il New York Times definì il movimento contro la guerra la seconda potenza mondiale. (..segue)

domenica 13 dicembre 2015

Il Marziano, notizie inedite su Ignazio Marino

sabato 12 dicembre 2015

Ignazio Marino pronto a ricandidarsi

Sabato 12 dicembre 2015 al Teatro San Genesio in Roma è andata in scena una grande Assemblea cittadina con Ignazio Marino.
La sala era strapiena, la sede Rai col famoso Cavallo sta a pochi metri dal Teatro ma non si sono visti cineoperatori e giornalisti della televisione pubblica. 
Probabilmente le testate sono state dirottate verso la grande kermesse fiorentina denominata "Leopolda". 
L'ex sindaco, così come era accaduto ai Giardinetti e a san Basilio, ha attirato un gran numero di sostenitori che hanno partecipato attivamente all'assemblea.
Numerosi rappresentanti delle liste civiche Marino nei vari municipi di Roma, coordinati dal portavoce
Danilo Amelina, si sono alternati sul palco per informare sul lavoro svolto nei propri territori. 

Hanno parlato assessori alla cultura e alle attività produttive e consiglieri dei Municipi  2° 7° 13° 9° 14° 15° e molte persone dal pubblico hanno chiesto la parola prima dell'intervento finale dell'ex sindaco. 

Ma cosa ha detto Ignazio Marino?
Ha ringraziato questo straordinario movimento di cittadini che continua a credere in un cambiamento etico della città.
Sul tema delle elezioni amministrative nella Capitale ha lanciato una sfida al Premier Matteo Renzi: 
"Chieda scusa agli elettori romani e dica con chi vuole governare Roma"
Marino ribadisce la gravità di quanto si è consumato in Campidoglio ad opera di 19 consiglieri della
maggioranza e del loro mandante.
"Si sarebbe dovuto sciogliere, non il Consiglio Comunale di Roma regolarmente eletto dai cittadini, ma il Governo per la sua composizione anomala con pezzi della destra.
Come può dirsi di centrosinistra un governo che ha messo in un posto chiave, come il Ministero dell'Interno, Angelino Alfano? 
Come può il segretario nazionale del Partito Democratico organizzare l'iniziativa di oggi a Firenze e vietare l'uso della bandiera del suo partito? 
E' ovvio quindi che per Roma ci devono dire in che area vuole collocarsi il Partito del Mandante. 
E' ipocrita chi parla di superamento della distinzione tra "Destra" e "Sinistra". Non è vero che non esistono più valori di sinistra"
Riguardo quanto è successo con le dimissioni dei 19 consiglieri, Marino si è detto colpito e impressionato da un particolare: "Di solito in democrazia quando ci si confronta c'è sempre anche solo una piccola percentuale di persone che la pensa diversamente. Mi chiedo come sia stato possibile che dei 19 consiglieri di maggioranza non ci sia stato nessuno che abbia espresso un'opinione differente". E ritornando all'esperienza e alle prospettive politiche future:  
"Per me il centrosinistra è il centrosinistra e non potrò mai essere un elettore di Gasparri o di Alfano.
Dopo 28 mesi di esperienza, ho imparato una cosa: la persona che si presenterà alle Primarie di coalizione deve, da subito, proporre, assieme alla sua candidatura, 6 uomini e 6 donne con le quali intende attuare il suo Programma. 
Solo così, presentandosi con una squadra ben precisa per il Governo del Campidoglio si eviteranno tutti i giochi di palazzo per la conquista di poltrone.
Voglio anche dire un'altra cosa, a proposito del Presidente del Consiglio Comunale Mirko Coratti. Sin dall'inizio della nostra attività di Giunta avevamo elaborato una delibera da portare in Consiglio per
modificare le procedure di nomina dei dirigenti e consigli di amministrazione delle Aziende comunali. 
Volevamo fare in modo che al vertice delle aziende e delle municipalizzate ci andassero persone competenti con curriculum da presentare, in maniera trasparente, 6 mesi prima della scadenza. 
Debbo dire che questa proposta di deliberazione non è mai arrivata in consiglio comunale e ricordo che, a proposito di questa proposta, il presidente del consiglio comunale, rispondendo ai giornalisti, disse: "se passa questa delibera non passa il bilancio".

Marino ha quindi fatto capire chiaramente che non molla, che non si ritira a vita privata, come molti suoi avversari e detrattori vorrebbero, ma che intende portare avanti, con la forza che gli danno i cittadini, il grande progetto di risanamento economico ed etico della Capitale. 
Un progetto bruscamente interrotto da giochi di potere al chiuso di una stanza con un notaio.

Si riparte dunque per una primavera calda e domani, domenica 13 dicembre alle ore 16.00, presso la Città dell'Altra Economia (Testaccio) verrà battezzata pubblicamente la neonata Associazione cittadina che probabilmente sosterrà una nuova candidatura di Ignazio Marino a Sindaco di Roma.

venerdì 17 aprile 2015

Altra Europa con Tsipras - Assemblea Nazionale il 18 e 19/4

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Ciao tutte e tutti! 
Dunque.. Che è successo dopo la bella manifestazione con Landini? la Camusso ha storto un po' il naso e secondo me non è neanche sbagliato ciò che ha detto, cioè che un sindacato non può diventare un partito (tralascio le parole strafottenti di Renzi..), ma è pure corretto quello che gli ha risposto il Maurizio e cioè che un sindacato 'comunque' fa politica! Vedremo..
Intanto, a un anno dalle elezioni europee in cui la lista della sinistra radicale italiana, richiamandosi al leader greco e quindi alla formula della sua coalizione Syriza), era riuscita a superare la soglia del 4% mandando 3 parlamentari in Europa (Spinelli, Maltese e Forenza), non è stata con le mani in mano anche se 'ovviamente' gli inciampi non sono mancati.
Ma alla fine una serie di assemblee provinciali - di persone provenienti da partiti, associazioni, movimenti ecc. e tanti senza alcuna tessera, che avevano sottoscritto il documento "Siamo a un bivio" elaborato da vari compagn* e amic* in gennaio a Bologna e dichiarato di voler sostenere il processo costituente di questa nuova realtà - dopo dibattito hanno votato il documento stesso e poi i delegati all' Assemblea Nazionale del 18 e 19 aprile a Roma (evento su Facebook )Solo nella capitale (area Metropolitana + comuni limitrofi) i firmatari sono stati oltre 1.000 e sabato i presenti erano circa 150, ma le discussioni e votazioni mantenute rigorosamente entro le regole predisposte.
Non occorre dire che questo nuovo soggetto politico, a prescindere da più o meno prossime scadenze elettorali, vuole anche inaugurare un nuovo modo di far politica, che parta più dalla base e meno dai vertice e per questo vuole essere il più possibile ampio e plurale, per cercare di rimettere in moto le tante energie sopite e deluse e le molte altre che si muovono, ma spesso in forma non coordinata e quindi meno incisiva.
Le votazioni sono ovviamente riservate ai delegati, ma i lavori e il dibattito sono pubblici.
Chi ha modo di passare da Piazza di Spagna (Metro A) faccia un salto! Garantisco che ascoltare tante teste pensanti (e anche facenti..) può essere più corroborante di molte ore in palestra ;-)
Soprattutto tenendo in mente che, come ha scritto qualcuno, “non c’è più tempo”.
Che il tempo è ora.

domenica 1 marzo 2015

Una piazza, tante strade


Ha scritto oggi Marco Furfaro (Sel): 'Stai mesi in televisione che neanche Bruno Vespa, ammicchi ai fascisti per raccattare gente che inneggia al duce, croci celtiche e Casapound, arrivi perfino a dire che è meglio lasciar morire la gente in mare pur di fomentare la rabbia... e poi quelli che chiami "quattro disadattati", senza un soldo portano in piazza più gente di te. Bella figura di merda, Salvini!"  
Vero. Il Matteo 2 e i suoi audaci raccolti e protetti a piazza del Popolo.. la variegata sinistra radicale (cioè chiaramente non PD), centri sociali, studenti, precari, Cobas, comitati lotta per la casa, Rifondazione e Tsipras romani, No Tav, migranti, alcuni Curdi e Palestinesi ecc. ecc. per le strade del centro da piazza Vittorio fino a Campo de' Fiori che non la conteneva tutta e in tanti sono tornati indietro mentre ancora il corteo stava arrivando. Più delle parole penso contino le immagini qua sotto (ché i media ne hanno fatte vedere pochine, forse come ha detto Giorgio Cremaschi, tocca rompere qualche vetrina rotta per far notizia..).


Grazie Roma. una bella giornata!









giovedì 26 febbraio 2015

Nessun imbarazzo. Anzi.



di Giacomo Russo Spena su Micromega
Nessun imbarazzo. Anzi. “In comune abbiamo il contrasto all’immigrazione fuori controllo e la difesa dell’identità e del made in Italy”. Un patto d’acciaio tra la Lega di Matteo Salvini e Casa Pound. E se lo scorso 18 ottobre alla marcia su Milano contro l’“invasione degli immigrati” qualche militante padano aveva storto il naso nel vedere lo sventolio dei tricolori dei fascisti del Terzo Millennio, nella piazza romana di sabato 28 febbraio – previste 15mila persone – c’è piena sintonia. “Renzi a casa”, “Marino a casa”, gli slogan.

È la svolta lepenista della Lega, da partito regionale e indipendentista a forza nazionale. Un totale restyling che, archiviata l’era di Umberto Bossi, mira a cavalcare il malcontento sociale con toni populisti, beceri e xenofobi. Parla alla pancia del Paese. Spara cifre, spesso inventandole. Fomenta paure. Strategicamente cavalca la dilagante insicurezza socio-economica, oltreché la diffusa opposizione all'Euro e alla Unione Europea, mettendo insieme il razzismo gretto e volgare con il modello di società propagandato, con successo, dal primo rabbioso Front National di Jean-Marie Le Pen. Il grande nemico sono, ancora una volta, i rom ed i migranti. ... (segue )



(*ore 14.00 Piazza Vittorio - adesione di Erri De Luca, Elio Germano, 99 Posse, Moni Ovadia, Ascanio Celestini, ZeroCalcare, Sabina Guzzanti, ecc.)



domenica 7 dicembre 2014

Buona domenica #Roma

       
        Oggi sono andata, ebbene sì,  al centro commerciale, periferia romana vicino al Raccordo. Giornata di sole anche se con successive nuvole. I mariti con le mogli, papà coi bambini per mano, mamme coi passeggini, maggioranza di italiani ma anche alcuni stranieri, fidanzatini che buttano l'occhio ai film in programma, comitive di ragazzi e ragazze, perfino qualche persona anziana in carrozzella.
        Gli addobbi natalizi, la pista di pattinaggio col ghiaccio finto che per cadere va bene uguale. Alcuni carrelli della spesa molto pieni (siamo ancora ai primi del mese), pacchetti regalo ancora pochi, da mezzogiorno in mano piuttosto grossi triangoli di pizza, tramezzini, panini e patatine di McDonalds, caffè o gelato, insomma un po' di normalità e di tradizione, forse per rimuovere gli incubi dei giorni scorsi, forse perché in ogni caso la vita continua anche se con più preoccupazione. Per me il pericolo grosso è quando le porcherie non si conoscono, se vengono fuori c'è la speranza che qualcosa cambi..
        Anche Ignazio Marino sembra volere tener duro..
        E pure i tre musicisti qui sotto, ora in turnée in Italia e all'estero, sono romani (scusate il repetita ma ho il motivo nell'orecchio :).
        Buona domenica!







martedì 2 dicembre 2014

#Alemanno dimmi con chi vai


e ti dirò chi sei L'Espresso.


Comunque è tutta colpa dei rom e Marino non ha pagato le multe








(foto Campidoglio, aprile 2008)

venerdì 14 novembre 2014

domenica 7 settembre 2014

Arance e Martello



.. arance perché parla di un mercato romano (e del suo colorito popolo) che il comune vuole spostare.., martello perché c'entra anche una sezione del PD (già PCI, Pds, DS..), il film uscito ieri non l'ho ancora visto ma andrò al più presto.
Se vi piace Zoro, qui il backstage :)


lunedì 7 luglio 2014

La conquista di Roma si blocca sul Gra

Collegamento permanente dell'immagine integrata

di Stefano Disegni   (Il Fatto Q. del 7/7)
(L'armata islamica vuole espugnare la Città Eterna.. :-)

L’armata dell’ISIS scelse male l’ora per conquistare Roma. Alle 8,30 rimase imbottigliata sul Raccordo, altezza Settebagni. Non sapevano, i truci guerriglieri di Allah, che a quell’ora ‘a ggente vanno a lavorà. Tra fuori di testa che smadonnavano, stereo a dumìla, moto e motorini che sciamavano de qua e de là (uno col Kawasaki enduro gli passò sul tetto dell’autoblindo) e ambulanze bloccate sulla corsia d’emergenza dal Suv di qualche fìo de ‘na mignotta che ci aveva provato e mo’ stava a litigà coi portantini, i barbuti giustizieri dell’Islam non sapevano che pesci prendere e come imporre il Corano auto per auto, dato che tra una e l’altra non ci passava manco una sogliola in verticale.
QUALCUNO DI LORO sparò in aria, un po’ per intimidire, un po’ per farsi strada. Gli rispose una salva di revolverate da un pullman di tifosi della Curva Sud che videro in loro dei compagni di strada e di lotta e sventolarono lo striscione “C’è un solo capitano”, immediatamente perforato dalle revolverate partite da due o tre macchine di laziali. In verità i guerriglieri di Allah non sapevano nemmeno perché l’esercito italiano li avesse lasciati arrivare fin là senza opporre resistenza, anzi, facendogli strada. Dopo sei ore di coda sotto il sole, i mezzi dell’armata islamica, guidati da barbuti un po’ in deliquio e coi crampi agli avambracci, saltarono l’uscita e siccome quella dopo era chiusa perché stavano a potà ‘e siepi, si fecero altre tre ore di coda fino al cavalcavia e altre sei in senso inverso, gli ultimi due chilometri sulla corsia d’emergenza tra i vaffanculo di quelli in coda che non li facevano rientrare così ve imparate, li mortacci vostri, finché imboccarono l’uscita giusta e si avviarono alla conquista del simbolo della Cristianità.
Sei blindati sparirono subito in una voragine sull’asfalto della Prenestina (“Mortacci de Marino, ieri c’è sparito un purmino de suore e lui sta a cambià l’acqua ai pesci” commentò er sor Quinto da dentro all’edicola). Altri otto automezzi lasciarono i cingoli sulle doline carsiche che sulla Casilina sfasciavano le sospensioni a residenti e non, per gli scossoni un barbuto che guidava senza cintura ci rimise gli incisivi (“A’ Fidelcastro, fa’ causa ar Comune, po’ esse che ariva quarche sordo ai tu’ nipoti!” gli gridarono da un bar).
Un po’ scossi, i conquistatori venuti dal Levante decisero di fermare la colonna e fare il punto, onde elaborare una strategia di attacco. Fermare una colonna. A Roma. Dove non c’è parcheggio nemmeno per un monopattino. Sciami di ausiliari del traffico con banda gialla sbucarono anche dai tombini, assetati di sangue e di multe. La velocità felina con cui infilavano contestazioni sotto i tergicristallo delle autoblindo, sulle motocorazzate e perfino su tre carri armati con invito a presentarsi entro cinque giorni negli uffici della Municipale pena sequestro del mezzo, mandò fuori di testa i miliziani di Allah (“Poracci, nun ce so’ abbituati” diceva la gente intorno), che decisero di ammazzare tutti gli ausiliari, rinunciando subito dopo perché erano troppi, e pure se i passanti si offrivano de da’ ‘na mano, non potevano sprecare tutte quelle munizioni. Lasciato un altro considerevole numero di mezzi e persone in una voragine a Portonaccio, usata dai romani per fare free-climbing, l’Armata dell’ISIS arrivò finalmente al Lungotevere.
Cioè, quasi, perché ce stava ‘a manifestazzione. Anzi, ‘e manifestazzioni. I Sindacati, I Gay e i Diritti degli Invisibili, che non si capiva se si parlava di Terzo Mondo o di Fantascienza, ma il risultato era lo stesso, per arrivare in centro dovevi passare per Ostia Lido.
UNA FOLTA barriera di transenne, pure sull’acqua del fiume, non sia mai qualche cittadino provasse a fregare i vigili col motoscafo, ribloccò la colonna islamica i cui componenti dovettero incazzarsi per fermare i rumeni che volevano lavargli i parabrezza e lucidargli gli obici, furono borseggiati dai Rom, ognuno con accanto l’assistente sociale per il reinserimento, si dovettero fare le foto insieme ai centurioni con l’orologio altrimenti gli tagliavano le gomme e furono costretti a regalare rose rosse al compagno di equipaggio sennò quel cazzo di indiano non se n’annava più.
Le gomme poi gliele fregarono mentre discutevano con quelli di Equitalia che intimavano il pagamento delle sanzioni per superamento di varco attivo da parte di tutta la colonna, ‘na botta. “È l’Inferno come lo descrive il Profeta! Anzi, peggio!” disse Al-Baghdadi ordinando la ritirata. Ma scelsero male l’ora per uscire da Roma. Non sapevano, i guerriglieri di Allah, che a quell’ora, sul Raccordo ce sta er rientro. Dopo undici ore senza fare un metro, assetati, affamati, qualcuno in fin di vita, capirono perché l’esercito italiano li aveva lasciati arrivare fin là.

domenica 22 giugno 2014

Come cucinare una buona frittata


Se Renzi ha sbandierato sullo sfondo dell'ultima assemblea PD il suo 40,8%, qualcuno alludendo alla lista Tsipras ha modificato il titolo del film di Troisi. in "Ricomincio da quattro"..
Dopo la riunione dell'8 giugno stamattina ho proseguito il mio giro sugli umori della lista a Roma (non mi fido di giornali e tv, ammesso che ne parlino..), iniziato due settimane fa a Casal Bruciato con Luca CasariniRaffaella Bolini entrambi travolgenti, anche se poi risultati non eletti; allora c'era la polemica Spinelli, che pare rientrata, oggi la scissione in Sel, (a naso più come atto ai vertici ma poco condivisa dalla base), presente l'altra volta un centinaio di persone, oggi ben oltre il doppio: della serie siamo piccoli ma tignosi.  Bello il giardino dell'Angelo Mai occupato, dove accendersi all'uopo una sigaretta e dove chi voleva ha pranzato in comune con gli altri, vicino alle terme di Caracalla. (intervistine).
Non ho seguito fino alla fine, ma la mattina sono intervenuti: Sandro Medici (autore dell'articolo Come cucinare una buona frittata sul Manifesto di oggi), rappresentanti dei comitati Tsipras di vari Municipi, alcuni/e con tessera di partito, altri/e senza, un professore, un consigliere movimentista, uno studente universitario, rappresentanti di Azione Civile, di Alba, Sinistra Anticapitalista, Teatro Valle Occupato, una avvocatessa impegnata nel dramma dei minori non accompagnati, ecc.
Alcuni hanno sottolineato come nel loro comitato si lavorasse senza conoscere le tendenze politiche di chi gli stava accanto e che è questo spirito che va in qualche modo riscoperto - partendo dalle cose da fare e meno dalle etichette che dividono, come hanno fatto i Comitati per l'Acqua pubblica - tenendo conto del programma (i 10 punti) da tutti condiviso, ma senza organizzazioni piramidali bensì tramite collaborazioni orizzontali, ricercando l'inclusione e non l'esclusione - con una particolare attenzione alla vasta fascia dei delusi dalla politica - che faccia sentire tutti partecipi di un progetto e ciascuno/ciascuna a proprio agio. Proposta di riunioni in luoghi e orari in cui tutti possano intervenire, senza scapicollarsi dall'altra parte della città o chiedendo permessi sul lavoro spesso negati.
Prossimo appuntamento: l'incontro nazionale dei comitati il 19 luglio. Stay tuned. ,)

giovedì 19 giugno 2014

Olé

Sabato 21 giugno ore 10
presso l'Angelo Mai
Viale delle Terme di Caracalla, 53
Roma



"ASSEMBLEA GENERALE DI COMITATI ROMA E PROVINCIA, GRUPPI DI LAVORO, DIGITSIPRAS, UNIVERSITA', ACT ROMA, CANDIDATI, ATTIVISTI, ELETTORI, SUI TEMI:
PROSPETTIVA POLITICA, LOTTA ALL'AUSTERITA' IN EUROPA COME IN ITALIA, DIFESA DEI BENI COMUNI, DEI DIRITTI CIVILI, DIRITTO AL LAVORO E ALLA CASA, USCITA DAL PATTO DI STABILITA'."

Sono invitate tutte le realtà politiche, sindacali, di movimento, a noi vicine dell'Area Metropolitana di Roma.


 CI SARA' LA POSSIBILITA' DI PRANZARE INSIEME.
Si raccomanda la puntualità "

martedì 22 aprile 2014

Aiuto


Sembra pensato apposta per l'estate alle porte il bracciale in gomma nei colori istituzionali del Vaticano

Come non bastasse l'ondata di turisti prima durante e dopo Pasqua e come non bastassero i - dicono -  4 milioni di pellegrini attesi domenica per la doppia beatificazione(spostata 'perfino' la partita col Milan) ma tutto questo va bene, l'importante per Alfano è che le manifestazioni i disoccupati, i precari ecc. le facciano in silenzio o al massimo cantando inni gioiosi e lanciando fiori, abbiamo infine la corsa ai gadget: sembra che Francesco sia in pole position.. comunque quello con la testa che dondola nun se po' guarda'). Aiuto.
   (altre foto su l'Espresso)

martedì 15 aprile 2014

Ciao Vik

Esattamente 3 anni fa moriva a Gaza Vittorio Arrigoni, l'unico che dopo i bombardamenti al fosforo fosse rimasto là e continuasse col suo blog a mandare delle notizie, chiudendo sempre col famoso Restiamo umani..
Domenica a Bulciago la mamma Egidia ha organizzato coi familiari un ricordo per gli amici e le persone che lo avevano conosciuto.. e Controlacrisi ha intervistato Rosa Schiano un'attivista italiana che continua a stare dalla parte dei palestinesi oppressi dalla insensata politica israeliana.
Giovedì 17 sarà inaugurato a Gaza l'asilo "Vittorio Arrigoni" - ne dà notizia Freedom Flotilla - e anche a Roma si terrà una festa per l'occasione.. se qualcuno si trovasse nei paraggi.. :-)


domenica 13 aprile 2014

#12A Roma -Via Veneto, La (poco) dolce vita



Ieri non sono potuta andare per far visita a un'amica in clinica, ma mi sono bastate le immagini dell'articolo del Fatto di ieri, immagini troppo usuali da Genova 2001, a cui però io non riesco a fare l'abitudine.. e vorrei precisare alcun cose.
Dunque il volantino della manifestazione di ieri non parlava solo di senza casa che pure, dato anche l'elevato numero di stranieri presenti, non è basso (di fronte per contro a migliaia di immobili pubbblici e privati sfitti e a nuove costruzioni!!), c'erano anche i precari e i senza reddito o con reddito molto basso, c'erano anche i No Tav e i No Muos, gli uni contro lo spreco di ingenti risorse per un'opera inutile (il treno c'è già, il traffico di merci si è ridotto e gli scavi danneggerebbero chissà per quanto il turismo e la salute della Valle), i secondi contrari alle mega antenne satellitari installate senza tanto né quanto dagli Usa in Sicilia (Niscemi).
Ebbene, una protesta come tante a dire "guardate che ci siamo anche noi" al neonato (per partogenesi..) governo Renzi.
Certo non era una manifestazione dei pensionati ma dei 'movimenti' e si sa anche che in questi cortei si infilano a volte alcuni più agitati degli altri. Solo che da Genova sono passati 13 anni!! e io dico, c'è proprio bisogno di vedere sempre botte e scene di sangue, manganellate alla testa, feriti, ragazzi che proteggono la propria ragazza col proprio corpo?? (grazie Volatutto..)
E' questa la grande 'novità' del nuovo governo?? a me non pare proprio...!!





giovedì 27 febbraio 2014

Ignazio-Matteo 1 a 0

 

Mi sa che Matteo (Renzi oltre all'altro, Salvini che sbava sempre quando si parla di Roma) non aveva capito bene.. Oggi la decisione qui.
Matteo, la prossima volta prima di dare dell'inammissibile al tono del sindaco (e da che pulpito poi!..) conta fino a 10.


giovedì 31 ottobre 2013

Mangino brioches

... non ci disturbassero, ché noi dobbiamo discutere di voto palese, retroattività Severino, larghe intese e così via