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lunedì 13 febbraio 2017

"Unità e umiltà".. perché qui no Podemos?


Affiancato sul palco da donne e tanti giovani, con accanto un ragazzo disabile che gli fa a volte da portavoce, Pablo Iglesias ha chiuso l'altro ieri a Madrid il congresso del partito vincendo sull'amico-rivale Errejòn. Inizia il discorso finale condannando un femminicidio e cita "Non una di meno" perché "c'è bisogno di tutte e tutti!". Infine fa un appello e all'unità e umiltà..
Dateme un Pablo (o una Pabla) Iglesias pure qui!

martedì 13 dicembre 2016

La sinistra che vuole ripartire dalla Costituzione



    Un polo di sinistra che ha come programma ideale l’applicazione della Costituzione. Dopo il successo del «No» al referendum del 4 dicembre, la sinistra delle liste civiche, dell’associazionismo, in dialogo con Rifondazione, Altra Europa e una parte della costituenda Sinistra Italiana, rilancia l’allargamento del campo politico a realtà sociali e locali in una chiara opposizione al Pd e alle politiche neo-liberiste.

     Prossime tappe: domenica prossima un’assemblea a Bologna; entro gennaio, un’assemblea sul «metodo» per provare a unire un mondo plurale e litigioso. In primavera, se non ci saranno elezioni politiche, chiedere l’indizione dei referendum per abrogare i voucher, i licenziamenti illegittimi e per tutelare i lavoratori degli appalti indetti dalla Cgil che ha raccolto milioni di firme.

      Applicazione della costituzione e creazione di comitati per il «Sì» all’abrogazione del Jobs Act: queste sono le coordinate emerse da «Ricominciamo dal No(i)», un’assemblea che si è tenuta domenica scorsa a Roma, indetta dal raggruppamento delle liste civiche di sinistra «Le città in comune», «la politica di tutti», promossa da un appello sottoscritto tra gli altri da Giorgio Airaudo, Fabio Alberti, Maria Luisa Boccia, Stefano Fassina, Adriano Labbucci, Giulio Marcon, Sandro Medici. Un’alternativa alla proposta di Giuliano Pisapia (un’alleanza con il Pd di Renzi senza Verdini e Alfano) o al «centro-sinistra» con un Pd «derenzizzato».

    Si parla di una «sinistra sociale», un’idea presente anche in soggetti diversi da quelli che si sono auto-convocati a Roma (e a Bologna). Fino a oggi non si è manifestata in un’opzione politica concreta. «Vige una schizofrenia tra la volontà di costruire dal basso un “soggetto politico di sinistra” e la coazione a ripetere degli accordi tra le nomenklature dei partiti» (Paolo Ferrero, Rifondazione). In questo risiko va aggiunta un’altra tessera: il sindaco di Napoli De Magistris. Il sindaco ha inviato un messaggio all’assemblea. Un altro lo invierà all’assemblea di Bologna. Nel mezzo del percorso ci saranno i congressi dei partiti della sinistra. «C’è bisogno di una nuova soggettività politica» sostiene Nicola Fratoianni. Per Stefano Fassina «la Costituzione è inconciliabile con i trattati Ue. L’euro svaluta il lavoro».
 
      Prospettive, forse, diverse che si muovono in un mosaico di altri percorsi in atto nei movimenti e nei sindacati di base che hanno lanciato il «No sociale» negli scioperi e manifestazioni del 21 e 22 ottobre. «Vogliamo costruire uno spazio aperto e inclusivo – afferma Sandro Medici – C’è la spinta delle realtà locali e civiche che hanno vinto il referendum. Esiste una tensione sincera verso l’unità. Molte persone pensano alla sinistra come qualcosa che gli dà forza. Non vogliamo restare subalterni».

(di R. Ciccarelli, Il Manifesto del 13/12/2016)

lunedì 28 settembre 2015

Un secolo di vita



UN SECOLO DI VITA
di Luciana Castellina - 30 marzo 2015
 
Ricordo ancora niti­da­mente la prima volta che cele­brai un com­pleanno di Pie­tro Ingrao: era il 1965, lui com­piva cinquant’anni (un’età che mi parve avan­za­tis­sima) ed era mezzo secolo fa. Con San­dro Curzi, ambe­due non da molto usciti dalla irre­quieta Fede­ra­zione Gio­va­nile, gli rega­lammo il suo primo paio di mocas­sini, con una dedica che lo sol­le­ci­tava ad essere meno pru­dente: «Cam­mina coi tempi, cam­mina con noi».
Lo ricordo bene per­ché era­vamo in piena bat­ta­glia «ingra­iana», pro­prio alla vigi­lia del fati­dico XI con­gresso del Pci, quando i com­pa­gni che si rico­no­sce­vano nelle sue idee (non una cor­rente, per carità), usci­rono un po’ più allo sco­perto per soste­nerle; e lui stesso operò quella che fu defi­nita una ine­dita rot­tura. Disse con chia­rezza nel suo inter­vento con­gres­suale: «Sarei insin­cero se tacessi che il com­pa­gno Longo non mi ha per­suaso rifiu­tando di intro­durre nella vita del nostro par­tito il nuovo costume di una pub­bli­cità del dibat­tito, cosic­ché siano chiari a tutti i com­pa­gni non solo gli orien­ta­menti e le deci­sioni che pre­val­gono e tutti impe­gnano ma anche il pro­cesso dia­let­tico di cui sono il risultato».
Fu, come è noto, applau­di­tis­simo, ma tut­ta­via suc­ces­si­va­mente emar­gi­nato dal ver­tice del par­tito e «rele­gato» (allora Bot­te­ghe Oscure con­tava più di Mon­te­ci­to­rio) alla pre­si­denza del gruppo par­la­men­tare e poi della Camera dei Depu­tati. E noi dispersi in ruoli minori, fuori dal palazzo.
Lo ricordo bene per­ché in fondo fu allora che comin­ciò la sto­ria de «il mani­fe­sto», che pure vide la luce solo quat­tro anni più tardi. Senza Pie­tro, che come sem­pre nella sua vita ha fatto pre­va­lere sulle sue scelte poli­ti­che la pre­oc­cu­pa­zione di non abban­do­nare il «gorgo», quello entro cui si adden­sava il popolo comu­ni­sta. Non per paura, sia chiaro, ma per via di quello che era il modo di sen­tire pro­fondo di tutto il par­tito, il timore di sacri­fi­care l’opinione col­let­tiva alla pro­pria indi­vi­duale.
Noi del mani­fe­sto alla fine lo facemmo, ma anche per­ché le nostre respon­sa­bi­lità nel Pci erano infi­ni­ta­mente minori e dun­que il nostro gesto non avrebbe potuto certo avere le stesse con­se­guenze di quello di Ingrao. Ma non cre­diate che sia stato facile nep­pure per noi, fu anzi una scelta molto molto sof­ferta e tal­volta è capi­tato anche decenni dopo di inter­ro­garsi se non avremmo dovuto restare a com­bat­tere den­tro anzi­ché met­terci nelle con­di­zioni di essere messi fuori.
(Per favore non rea­gite, voi gio­vani, dicendo: ma che tempi, non si poteva nep­pure dichia­rare un dis­senso! È vero, non era bello. E però le opi­nioni nono­stante tutto pesa­vano più di adesso, la nostra radia­zione fu un trauma per tutto il par­tito. Ora si può dire di tutto, ma per­ché non conta più niente).
Oggi Pie­tro Ingrao di anni ne com­pie 100, e noi de il mani­fe­sto, se con­tiamo anche l’incubazione, 50. .. (segue)
- See more at: http://fondazionepintor.net/ingrao/castellina/storia/#sthash.YkEeeP8T.dpuf

mercoledì 29 luglio 2015

Fare subito ciò che si deve fare


(di Argiris Panagopoulos e Marco Revelli)                
                                                            Il Manifesto del 29/7/2015



Mai come oggi la situa­zione — nazio­nale e inter­na­zio­nale – è stata così gra­vida di peri­coli e in così rapido muta­mento. Mai come oggi sen­tiamo la paura di per­dere del tutto il “nostro mondo”. Al tempo stesso, le evi­denti con­trad­di­zioni aprono straor­di­na­rie oppor­tu­nità di cam­bia­mento, se solo la sini­stra sapesse ritro­vare il senso del pro­prio esi­stere, come ha invi­tato a fare mar­tedì Norma Ran­geri sul mani­fe­sto del 28 luglio.
Lo sce­na­rio euro­peo in par­ti­co­lare – dal quale dipen­dono buona parte dei nostri destini e che non può non costi­tuire il rife­ri­mento prin­ci­pale del nostro agire – va rive­lando dram­ma­tici punti di caduta che met­tono in discus­sione la soprav­vi­venza dell’idea stessa di Europa. E che comun­que rive­lano che così com’è essa non può soprav­vi­vere. Che l’Europa o cam­bia o muore.

L’iniziativa poli­tica corag­giosa del governo greco e del suo popolo ha avuto il grande merito di mostrarlo a tutti, con­fer­mando la por­tata dav­vero sto­rica dello scon­tro che si sta svol­gendo nello spa­zio euro­peo. Il fatto che in que­sti giorni cru­ciali la Gre­cia sia rima­sta sola, denun­cia tutto il ritardo e l’inadeguatezza della sini­stra euro­pea a svol­gere il pro­prio ruolo in que­sto nuovo spa­zio poli­tico e sociale.

Il mer­can­ti­li­smo libe­ri­sta dei Trat­tati, defi­niti a misura dell’interesse nazio­nale tede­sco, è inso­ste­ni­bile. Porta l’eurozona al nau­fra­gio. E d’altra parte, non pos­siamo nascon­der­celo, è debole oggi il con­senso, non solo al livello dei governi, per la radi­cale cor­re­zione di rotta neces­sa­ria alla soprav­vi­venza eco­no­mica e demo­cra­tica dell’eurozona. L’ostacolo immenso lungo la strada non è solo la debo­lezza delle lea­der­ship poli­ti­che ma il defi­cit, morale e cul­tu­rale, dei popoli pri­gio­nieri dei diver­genti inte­ressi nazio­nali. Dob­biamo con urgenza defi­nire insieme come uscire da una trap­pola che svuota di senso sto­rico e poli­tico la sinistra.

Non sono, que­sti, gli unici segnali deva­stanti che ci arri­vano da Bru­xel­les, Fran­co­forte e Berlino.

Vi si aggiunge l’ostentazione di “disu­ma­nità sovrana” mostrata nella que­stione dei migranti, la vera emer­genza uma­ni­ta­ria del nostro tempo affron­tata come fasti­diosa que­stione di sicurezza.

La crisi delle cul­ture poli­ti­che demo­cra­ti­che tra­di­zio­nali, a comin­ciare da quella socia­li­sta, tra­volta dalla subal­ter­nità cul­tu­rale al libe­ri­smo delle social-democrazie occi­den­tali, e il sim­me­trico rie­mer­gere di popu­li­smi xeno­fobi e raz­zi­sti, non dis­si­mili da quelli che carat­te­riz­za­rono la cata­strofe euro­pea degli anni trenta.

La pra­tica costante di chie­dere ai governi mem­bri – a comin­ciare dal nostro, e da quelli spa­gnolo, por­to­ghese e irlan­dese oltre che, natu­ral­mente, a quello greco — di “far male” ai pro­pri popoli, impo­nendo loro sacri­fici dan­nosi e par­ti­co­lar­mente dolo­rosi per gli strati più deboli, come prova di fedeltà a un patto mai siglato da quei popoli e dive­nuto insop­por­ta­bile eco­no­mi­ca­mente, social­mente e moralmente.

In que­sto qua­dro il governo ita­liano è total­mente subal­terno a quella impo­si­zione e a quei dogmi, non solo inca­pace di modi­fi­carne quan­to­meno gli aspetti più pena­liz­zanti ma, anzi, impe­gnato a por­tare a com­pi­mento con zelo il man­dato rice­vuto dall’oligarchia che dirige l’Europa.

Vanno in que­sta dire­zione la mano­mis­sione del nostro ordi­na­mento demo­cra­tico costi­tu­zio­nale; la ten­den­ziale liqui­da­zione della nostra demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva in nome di una forma di governo bru­tal­mente sbi­lan­ciata sul potere ese­cu­tivo (una “demo­cra­zia ese­cu­tiva” o “ese­cu­to­ria”); l’imposizione di una legge-truffa desti­nata a defor­mare gra­ve­mente le volontà dell’elettorato e di con­se­gnare al dema­gogo di turno un potere senza più con­trap­pesi né anti­corpi; la volontà di can­cel­lare le rap­pre­sen­tanze sociali (in primo luogo quelle sin­da­cali) e l’umiliazione del mondo del lavoro con la can­cel­la­zione dei suoi diritti; l’aggressione vol­gare al mondo della cul­tura e della scuola, con l’umiliazione del sapere in nome di cri­teri gerar­chici azien­dali; la ridu­zione a merce di ciò che rimane del nostro patri­mo­nio ter­ri­to­riale e dei nostri beni comuni

Quella che si con­fi­gura con il governo Renzi è una vera “emer­genza demo­cra­tica”. L’azione svolta finora e quella che si pre­para a por­tare a com­pi­mento defi­ni­scono il pro­filo di un muta­mento di sistema che richiede, per essere con­tra­stato, un’innovazione poli­tica e orga­niz­za­tiva all’altezza della sfida.

Come mostra la vicenda greca in tutta la sua dram­ma­ti­cità, oltre al con­flitto tra Stati e inte­ressi nazio­nali , si pro­fila all’orizzonte un con­flitto poli­tico e sociale di tipo nuovo, tra demo­cra­zia e oli­gar­chie finan­zia­rie e buro­cra­ti­che trans­na­zio­nali; tra domi­nio tota­liz­zante della forma denaro e affer­ma­zione dei prin­ci­pii fon­da­men­tali di giu­sti­zia sociale, egua­glianza e soli­da­rietà; tra governo dall’alto di società sem­pre più ingiu­ste e par­te­ci­pa­zione con­sa­pe­vole e dif­fusa alle scelte col­let­tive, com­bat­tuto non più solo nell’angusto spa­zio nazio­nale ma in campo euro­peo, in cui sarà fon­da­men­tale la capa­cità di dar vita a for­ma­zioni di grandi dimen­sioni, cre­di­bili, forti, auto­re­voli, capaci di supe­rare le distin­zioni di nazio­na­lità e le altret­tanto asfit­ti­che fram­men­ta­zioni identitarie.

Per que­sta ragione noi oggi rite­niamo non più rin­via­bile l’impegno di tutte le forze che si pon­gono in alter­na­tiva a que­sto qua­dro dram­ma­tico e che ancora si richia­mano ai valori di egua­glianza, auto­no­mia e libertà che furono della migliore sini­stra a porre in campo anche in Ita­lia, nei tempi brevi impo­sti dalla gra­vità della situa­zione, una forza uni­ta­ria, inno­va­tiva nello stile poli­tico e cre­di­bile nel pro­prio pro­gramma, non mino­ri­ta­ria né chiusa in ste­rili pra­ti­che testi­mo­niali ma capace, come già è avve­nuto in Gre­cia e in Spa­gna, di costi­tuire un’alternativa di governo e di para­digma allo stato di cose pre­sente. Un sog­getto poli­tico dichia­ra­ta­mente anti­li­be­ri­sta, dotato della forza per com­pe­tere per il governo del paese in con­cor­renza con gli altri poli politici.

Tutte le ultime tor­nate elet­to­rali hanno rive­lato che senza un pro­getto uni­ta­rio a sini­stra, capace di supe­rare l’attuale fram­men­ta­zione, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza per nes­suno. Non pos­siamo con­ti­nuare a ripe­tere che il tempo è ora. Biso­gna dare, da subito, un segnale chiaro. Che si è pronti. E che c’è biso­gno di tutte e tutti. Non solo di chi, in que­sti mesi, nell’area poli­tica alla sini­stra del PD, ha avviato un fitto dia­logo in vista dell’apertura di un “pro­cesso costi­tuente”, ma soprat­tutto degli altri, che nei “luo­ghi della vita” con­ti­nuano a tes­sere resi­stenza, soli­da­rietà, azioni civili, coe­sione sociale. A com­bat­tere l’imbarbarimento e a spe­ri­men­tare il bien vivir. Quelli che aspet­tano che qual­cosa si muova, e che sia cre­di­bile, nuovo, diverso, forte.

Dovranno essere soprat­tutto loro i pro­ta­go­ni­sti della grande “casa comune” che di deve ini­ziare a costruire.

Fac­ciamo sì che sia da subito un “per­corso del fare”. Indi­vi­duiamo fin d’ora nell’iniziativa refe­ren­da­ria sui temi più vicini alla vita delle per­sone un ter­reno su cui impe­gnarsi qui ed ora. Impe­gnia­moci a costruire su ogni tema la più larga rete di sog­getti, che già ci sono, e già sono attivi.

Si lanci, ancor prima della pausa estiva, un mes­sag­gio chiaro e forte: che ci siamo. Che par­tiamo. Che pos­siamo far­cela. Lo dob­biamo ai tanti che aspet­tano da troppo tempo.

mercoledì 6 maggio 2015

venerdì 17 aprile 2015

Altra Europa con Tsipras - Assemblea Nazionale il 18 e 19/4

A


Ciao tutte e tutti! 
Dunque.. Che è successo dopo la bella manifestazione con Landini? la Camusso ha storto un po' il naso e secondo me non è neanche sbagliato ciò che ha detto, cioè che un sindacato non può diventare un partito (tralascio le parole strafottenti di Renzi..), ma è pure corretto quello che gli ha risposto il Maurizio e cioè che un sindacato 'comunque' fa politica! Vedremo..
Intanto, a un anno dalle elezioni europee in cui la lista della sinistra radicale italiana, richiamandosi al leader greco e quindi alla formula della sua coalizione Syriza), era riuscita a superare la soglia del 4% mandando 3 parlamentari in Europa (Spinelli, Maltese e Forenza), non è stata con le mani in mano anche se 'ovviamente' gli inciampi non sono mancati.
Ma alla fine una serie di assemblee provinciali - di persone provenienti da partiti, associazioni, movimenti ecc. e tanti senza alcuna tessera, che avevano sottoscritto il documento "Siamo a un bivio" elaborato da vari compagn* e amic* in gennaio a Bologna e dichiarato di voler sostenere il processo costituente di questa nuova realtà - dopo dibattito hanno votato il documento stesso e poi i delegati all' Assemblea Nazionale del 18 e 19 aprile a Roma (evento su Facebook )Solo nella capitale (area Metropolitana + comuni limitrofi) i firmatari sono stati oltre 1.000 e sabato i presenti erano circa 150, ma le discussioni e votazioni mantenute rigorosamente entro le regole predisposte.
Non occorre dire che questo nuovo soggetto politico, a prescindere da più o meno prossime scadenze elettorali, vuole anche inaugurare un nuovo modo di far politica, che parta più dalla base e meno dai vertice e per questo vuole essere il più possibile ampio e plurale, per cercare di rimettere in moto le tante energie sopite e deluse e le molte altre che si muovono, ma spesso in forma non coordinata e quindi meno incisiva.
Le votazioni sono ovviamente riservate ai delegati, ma i lavori e il dibattito sono pubblici.
Chi ha modo di passare da Piazza di Spagna (Metro A) faccia un salto! Garantisco che ascoltare tante teste pensanti (e anche facenti..) può essere più corroborante di molte ore in palestra ;-)
Soprattutto tenendo in mente che, come ha scritto qualcuno, “non c’è più tempo”.
Che il tempo è ora.

venerdì 13 marzo 2015

Lucio Magri, corpo a corpo con la democrazia

Luciana Castellina - (Il Manifesto 13/2/2015)
Nella pre­fa­zione a que­sti due volumi Ste­fano Rodotà scrive che Lucio Magri è stato uno dei pro­ta­go­ni­sti di que­sta sta­gione par­la­men­tare di fine secolo. Una «bella sta­gione», aggiunge Rodotà, e debbo dire che la rilet­tura di que­sti testi suscita nostal­gia: per­ché non solo nel caso di Lucio, ma per tutti in quell’epoca, ogni inter­vento alla Camera rap­pre­sen­tava un impe­gno, una rifles­sione, un eser­ci­zio di alto livello. Per que­sto, del resto, que­gli inter­venti pos­sono essere pub­bli­cati dopo tanti anni.
Pro­ta­go­ni­sta, dun­que ma assai ano­malo, per­ché all’inizio, nella legi­sla­tura ’76-’79, parte di un gruppo di appena sei depu­tati su 630 e segre­ta­rio di un par­tito, il Pdup, che in quella coa­li­zione elet­to­rale – deno­mi­nata Demo­cra­zia Pro­le­ta­ria – di depu­tati ne aveva solo tre. E però era in rap­pre­sen­tanza della sola oppo­si­zione, come si diceva allora, quando ancora si face­vano distin­zioni, “dell’arco demo­cra­tico”.
Nel suo primo discorso par­la­men­tare Lucio si era infatti tro­vato nella para­dos­sale con­di­zione di dover negare la fidu­cia a un governo soste­nuto da una mag­gio­ranza quasi totale: il governo delle lar­ghe intese dell’on. Andreotti. Anche que­sto det­ta­glio credo stia ad indi­care (ed è bene ricor­darlo in un momento in cui pro­prio di legge elet­to­rale si sta discu­tendo) quanto impor­tante sia il plu­ra­li­smo par­la­men­tare, una rap­pre­sen­tanza che esprima dav­vero tutte le anime del paese.

Che non bloccò affatto l’istituzione, ma con­sentì anzi ine­diti e sti­mo­lanti intrecci, penso innan­zi­tutto al dia­logo che si svi­luppò fra il nostro attuale pre­si­dente della Repub­blica — che dav­vero rin­gra­zio per la sua pre­senza — e Magri, in occa­sione della assai con­flit­tuale ride­fi­ni­zione, nel 1993, della legge elettorale. ..... (segue)


(N.B. l'intervento di Luciana Castellina anche in voce sul video della Camera, al minuto 52)

domenica 1 marzo 2015

Una piazza, tante strade


Ha scritto oggi Marco Furfaro (Sel): 'Stai mesi in televisione che neanche Bruno Vespa, ammicchi ai fascisti per raccattare gente che inneggia al duce, croci celtiche e Casapound, arrivi perfino a dire che è meglio lasciar morire la gente in mare pur di fomentare la rabbia... e poi quelli che chiami "quattro disadattati", senza un soldo portano in piazza più gente di te. Bella figura di merda, Salvini!"  
Vero. Il Matteo 2 e i suoi audaci raccolti e protetti a piazza del Popolo.. la variegata sinistra radicale (cioè chiaramente non PD), centri sociali, studenti, precari, Cobas, comitati lotta per la casa, Rifondazione e Tsipras romani, No Tav, migranti, alcuni Curdi e Palestinesi ecc. ecc. per le strade del centro da piazza Vittorio fino a Campo de' Fiori che non la conteneva tutta e in tanti sono tornati indietro mentre ancora il corteo stava arrivando. Più delle parole penso contino le immagini qua sotto (ché i media ne hanno fatte vedere pochine, forse come ha detto Giorgio Cremaschi, tocca rompere qualche vetrina rotta per far notizia..).


Grazie Roma. una bella giornata!









domenica 15 febbraio 2015

I grecoromani

Prima Pagina Il Manifesto
Qui accanto un altro dei titoli-mito del Manifesto :)
Bella manifestazione, rincuorante: S. Valentino ci ha fatto 'o miracolo, intanto, di farci vedere sfilare insieme Nichi Vendola e Paolo Ferrero e alcuni della minoranza PD (ma quando si decideranno?..), la Cgil con la Fiom e poi i giovani dei movimenti che non sono teneri né con i politici né coi sindacati.
Sul palco sotto il Colosseo si sono alternati, presentati da Raffaella Bolini  (Arci): Luciana Castellina, due parlamentari eletti nella Lista Tsipras, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, Stefano Fassina e la giovane parlamentare civatiana Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Sel) e Paolo Ferrero, il messaggio di Marco Revelli è stato letto da Moni Ovadia, il delegato Fiom, Ilenia del Teatro Valle Occupato, ancora due giovani, il nostro amico giornalista-interprete Argyris che fra la spola tra Atene e Roma e lo studioso Haris Golemis (altre notizie sul Manifesto ).
I greci hanno ringraziato Roma - ma i presenti  non erano solo romani, c'erano striscioni di Venezia, Brescia, Emilia Romagna, Abruzzo, Napoli -  e credo che noi pure dobbiamo ringraziare loro, sapendo che i tempi in cui le cose cadevano dall'alto sono finiti e tutti dobbiamo fare il nostro pezzetto, grande o piccolo che sia. Per inciso Landini ha ribadito che si chiama Maurizio e non Alexis e chi vuol intendere intenda.. (troppo critico Cremaschi nel video secondo me: sì è vero, errori ne sono stati fatti, ma cosa decidiamo? continuare a martellarci o andiamo avanti?).
Comunque io uscendo dalla metro verso casa stavo ancora canticchiando Bella Ciao :-)

mercoledì 11 febbraio 2015

Oggi presidio a Roma, verso San Valentino


     I pre­sidi davanti a signi­fi­ca­tive sedi isti­tu­zio­nali e le mobi­li­ta­zioni locali in vista della mani­fe­sta­zione nazio­nale di sabato 14 in soste­gno del popolo greco con­tro il ten­ta­tivo della Ue e della Bce di can­cel­lare l’esito del voto demo­cra­tico delle recenti ele­zioni gre­che e chiu­dere il flusso dei pre­stiti, si stanno allar­gando a mac­chia d’olio nel nostro paese e in tutta Europa.
    Non è affatto vero quanto scrive la grande stampa che il governo greco sarebbe iso­lato diplo­ma­ti­ca­mente e poli­ti­ca­mente. Se molti capi di governo fanno orec­chie da mer­cante – mai meta­fora fu più adatta – o addi­rit­tura si sdra­iano sui comu­ni­cati della Bce, come è il caso di Mat­teo Renzi, in tutta l’Europa la mobi­li­ta­zione popo­lare cre­sce e si stringe attorno al popolo greco. Stiamo assi­stendo alla rina­scita, come da tempo non si vedeva, di un vero movi­mento di soli­da­rietà inter­na­zio­nale. Ma non si tratta solo di soli­da­rietà. Si è com­preso che la par­tita che si gioca in Gre­cia riguarda l’Europa tutta e i suoi abitanti.
    Per quanto riguarda il nostro paese, oltre alle mobi­li­ta­zioni che si sono già tenute in alcune città nei giorni pre­ce­denti, sono pre­vi­sti per la gior­nata di oggi — durante la quale si svol­gerà a Bru­xel­les l’importante riu­nione dei mini­stri delle finanze dell’Eurozona (Euro­gruppo) — pre­sidi, dibat­titi, con­fe­renze stampa e volan­ti­naggi a Milano, Napoli, Palermo, Mes­sina, Padova, Por­de­none, Asti, Genova, Bolo­gna, Pescara, Parma, Fer­rara, Trie­ste, Mestre, Tre­viso, Reg­gio Emi­lia, Terni, Siena, Livorno, Rovigo, Bari, Firenze, Mace­rata, Peru­gia, Biella, Ales­san­dria, Riva del Garda, Rove­reto, Trento, Bre­scia, Ravenna, Ancona (dove alle 17.00 presso l’Anpi par­le­ranno Luciana Castel­lina e Argi­ris Pana­go­pu­los ), Como. Domani 12 feb­braio sarà la volta di Gros­seto, Ber­gamo, Jesi, Pas­si­rano Fran­cia­corta. Il 13 feb­braio: Torino, Novara. (elenco qui N.d.r.)
      Il pre­si­dio di Roma è pre­vi­sto oggi, 11 feb­braio, dalle ore 18.30 in piazza Indi­pen­denza nei pressi dell’Ambasciata tede­sca. Da dove, alle ore 14 di sabato 14 feb­braio (un San Valen­tino dav­vero diverso) par­tirà la mani­fe­sta­zione nazio­nale che si con­clu­derà con diversi inter­venti al Colos­seo.
Oltre alla par­te­ci­pa­zione di movi­menti e forze poli­ti­che, è giunta l’adesione della Cgil (v. accanto), il giorno prima della Fiom e anche della Flc-Cgil.
Inol­tre ci sarà una par­te­ci­pa­zione attiva e nume­rosa dei Greci d’Italia alle mobi­li­ta­zioni odierne. In par­ti­co­lare a Napoli inter­verrà il Pre­si­dente della Fede­ra­zione delle Comu­nità e Con­fra­ter­nite Elle­ni­che d’Italia Jan­nis Korin­thios e il pre­si­dente della Società Fil­lel­le­nica Ita­liana Marco Galdi.



martedì 10 febbraio 2015

Ma la colpa sia chiaro è di Tsipras


Dopo una prima lista Falciani è uscita ora la seconda: migliaia e migliaia di conti correnti aperti negli anni in diverse filiali della banca britannica a Ginevra ma anche Lugano, Montecarlo, Lussemburgo, Zurigo ecc. di cui si è venuto a sapere grazie all'omonimo Hervé (che ora vive sotto protezione)..
E parliamo solo di alcune filiali di una delle tante banche nel mondo in alcuni dei tanti paradisi fiscali. Un mare di miliardi, compensi di attori, cantanti e sportivi strapagati fino alla nausea, ma anche simpaticissimi imprenditori come Briatore o Valentino, stilisti e gioiellieri, sceicchi e reali, sicuramente alcuni politici: fuori i nomi! E ancora mafiosi, trafficanti e delinquenti. Un oceano di soldi evasi - chiusi nei rispettabilissimi forzieri svizzeri, che basterebbero a sanare il nostro e altri bilanci in deficit di svariati paesi.
Ma la colpa sia chiaro è di Tsipras. E di quella sinistra un po' scapigliata, a volte un po' confusa ma soprattutto tanto illusa (vero?..) che rifiuta  di inginocchiarsi davanti al liberismo e, diciamolo va, a quel capitalismo sfrenato che implica la libertà di fare, come diceva Guzzanti, un po' come cazzo ci pare.

domenica 30 novembre 2014

#29N Piazza Farnese, Roma



ALTRA  EUROPA, A GENNAIO l'ASSEMBLEA NAZIONALE PER LA COSTITUENTE      (su Controlacrisi)
"La pioggia insistente, anche se leggera non ha aiutato (insieme alla manifestazione dei lavoratori dell'agricoltura CGIL e UIL che ha bloccato i mezzi per un bel po'.- n.d.r..) il popolo dell’Altra Europa a ritrovarsi in piazza Farnese della lista 'L'altra Europa con Tsipras' nel primo appuntamento nazionale dopo le elezioni europee del maggio scorso. Movimenti, partiti, associazioni e comitati territoriali un punto fermo però l’hanno messo: una assemblea nazionale a Roma il 10 e 11 gennaio, da dove dovrebbe muovere i primi passi il nuovo soggetto politico. Una costituente, insomma, che intanto cominci a dare l’esempio giusto e a togliere le zavorre. Il faro è il “No” alle politiche di austerità e al Jobs act, all’Europa di Merkel e Draghi e al Ttip.
"Lottiamo insieme per produrre il massimo di alternativa al Pd e lavoriamo intanto per il successo dello sciopero generale del 12 dicembre”, dice l’ex sindacalista Giorgio Airaudo, ora deputato di Sel, che è intervenuto dal palco. Airaudo porta ai manifestanti che riempiono a metà piazza Farnese il saluto di Sel e la collaborazione per un lavoro insieme in futuro. "Non abbiamo tanto tempo - osserva Airaudo - perché‚ possono esserci le elezioni e dobbiamo essere preparati con iniziative sui territori e iniziative nei luoghi di lavoro”... (segue Controlacrisi)


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"DA LISTA A SOGGETTO POLITICO, IL PROGETTO DELL'ALTRA EUROPA"
(su Il Manifesto)






martedì 18 novembre 2014

Raddoppia o lascia?


            Mentre in Grecia SYRIZA di Alexis Tsipras è dato al 31,3% e tutti i partiti di Sinistra arrivano al 41,2% (secondo il sondaggio della Metron Analysis pubblicato sul giornale “Parapolitka”), Nuova Democrazia 26,5%,  socialisti PASOK 5,3%,  conservatori anti-Memorandum Greci Indipendenti 3,8%,  Alba Dorata 5,8% (becca!..)  populisti moderati Fiume 10%, altri partiti 7,4% -(grazie Argyrios)..
in Spagna PODEMOS, il partito nato dal movimento degli Indignados col suo leader Pablo Iglesias, nelle intenzioni di voto è salito in meno di un anno da 0 al 17%, superando perfino il partito del premier Rajoy e promettendo tra l'altro una lotta dura alla corruzione.. (La Stampa).
          E noi? gli italiani orfani della sinistra, i delusi e i rassegnati, che volemo fa'? aspettiamo il nuovo caso di ruberie e mazzette con o senza crolli, o che Salvini e Borghezio vengano ad impestare il Centro-Sud? che Alfano e Fitto trovino l'accordo con Berlusconi e poi discutere sulla nuova uscita o le foto con koala di Renzi, Boschi & co.?..


sabato 15 novembre 2014

Le cinque giornate di Firenze

      
        L'articolo del Manifesto sull'evento che prende il via domani a Firenze fino a giovedì, un incontro di riflessione e discussione su 'un'altra sinistra', con la partecipazione di intellettuali, politici, leader sindacali e movimenti provenienti da tutta Italia e da tutta Europa appartenenti a varie famiglie politiche, partendo non solo dall'esperienza di Alexis Tsipras e di Syriza in Grecia, ma anche da quella di Podemos  nata dal movimento degli Indignados in Spagna, che potrebbe secondo un sondaggio persino superare il partito del premier Rajoy.
Il dibattito è aperto al pubblico e si potrà seguire anche in streaming sulla homepage di Transform





mercoledì 25 settembre 2013

il de profundis dell'Italia industriale

(Il Simplicissimus)

Parliamo di svendita imminente del Paese, ma in realtà gran parte di esso è stato letteralmente comprato negli ultimi anni, quando la crisi e l’assoluta incapacità di gestirla da parte del sistema politico, ha reso conveniente l’acquisizione di centinaia di aziende e di produzioni in mano ad imprenditori già da molti anni poco disposti ad investire e ipnotizzati dalla rendita finanziaria. Del resto la promessa bipartisan del sistema politico a quello produttivo era, già dalla fine degli anni ’90,  quella di ridurre i diritti del lavoro per supportare una competitività basata esclusivamente sui salari invece che sul prodotto e sull’innovazione: una vera follia dentro una globalizzazione che vedeva emergere Paesi con retribuzioni inarrivabili. Così è cominciato un logoramento di immagine e di posizione commerciale che ora ha raggiunto il suo acmè. 
Da tempo la telefonia è trasmigrata ai quattro angoli del mondo, nonostante l’Italia sia da sempre uno dei mercati più vasti e vivaci per il settore e ora ha preso il volo anche la Telecom, l’unica superstite. Ma ormai si tratta di pochi rimasugli di una gloria che fu schegge che sono già in procinto di passare in altre mani come Finmeccanica (l’Ansaldo sarà scorporata e venduta alla Siemens e altri due gruppi americani) o Eni. Rimane ben poco prima della svendita dei beni pubblici e della partenza di fatto degli ultimi grandi gruppi come la Fiat. Molto spesso però sfugge la dimensione del problema e sembra di parlare di cose astratte: invece facendo un elenco delle aziende acquisite negli ultimi anni si può avere un’idea concreta dell’avvitamento nel quale siamo. Entriamo anche se in maniera sommaria in questo purgatorio:

Industria Agroalimentare 

(segue).. 

venerdì 8 febbraio 2013

Piazza San Giovanni non è una piazza come un'altra

Il 13 giugno 1984 vide i funerali di Enrico Berlinguer (io, un puntino in quella immensa folla, rivedendo il video mi sono di nuovo commossa, e nonostante sia commentato da Bruno Vespa)..
 
 
14 settembre 2002, Nanni Moretti e i Girotondini protestano contro la deriva della situazione politica - tante le persone famose e meno famose della 'società civile' (inascoltate da chi avrebbe dovuto ascoltarle).. "Non perdiamoci di vista!" e invece un po' ci perdemmo..


1° Maggio 2004  migliaia di giovani venuti in piazza come fanno da anni per l'annuale Concertone Cgil, cantano Bella Ciao insieme ai Modena City Ramblers..
 
 
Ho letto che Beppe Grillo per la manifestazione di chiusura della sua campagna elettorale il 22 febbraio è riuscito a prenotare piazza San Giovanni in anticipo su altri partiti, in primis il PD. Sono certa che la piazza sarà piena e anch'io cercherò di andarlo a sentire (anche se appoggio Ingroia - che per caso l'ho già detto?) per un senso di riconoscenza per tutte le cose che ho imparato col suo blog.
Ma Beppe ha una bella responsabilità a prendersi quella piazza e io so anche che lui lo sa.. per questo sono tranquilla.
 

sabato 2 febbraio 2013

Il dado è tratto

"Supero gli ultimi dubbi decido e mi butto: sto con chi è attaccato da quasi tutti (buon segno.. ;-) . Il com-pagno francese la vede buona, speriamo dico io. Un altro contratto degli italiani, non ce la posso fare... ma neanche la vittoria di chi si sa già che dopo le elezioni tenderà la mano a Monti.
ELEZIONI: MELENCHON, ALLE URNE INGROIA VI SORPRENDERA' = Roma, 1 feb. (Adnkronos) - "Sarete sorpresi per i risultati di monsieur Ingroia". A scommettere sul leader di Rivoluzione Civile e' Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de Gauche e icona della sinistra europea. "Io sono il simbolo delle brutte sorprese che si possono avere alle elezioni - dice Mélenchon intervenendo a una conferenza stampa indetta a Roma con Ingroia e Paolo Ferrero - ho preso 4 milioni di voti e la stessa brutta sorpresa l'ha fatta in Grecia la sinistra al 30%. In Spagna - rincara - Izquierda Unida e' al 15-16%.  Da Ingroia aspettatevi sorprese".
L'articolo di Liberazione sull'incontro di ieri. 
 
P.S. abbiatevi una buona domenica! ☼ ☂ ☺ ☹ ☃ ♠ ♦ ♣ ♥

domenica 28 ottobre 2012

I Red blocks

Dunque 27 ottobre No Monti Day, difficile che abbiate sentito nei tg o letto sui giornali qualcosa di molto diverso dallo scampato pericolo di scontri dovuti ai black block e che ci sono stati danni agli sportelli delle banche lungo il percorso (io ho fotografato alcune tremende scritte con la vernice .. e perfino alcune cocce d'uovo gettate contro alcune vetrine: gliela faranno le banche a sopportare i danni?..). Vi diranno anche che non ci sono stati incidenti seri grazie al poderoso servizio d'ordine (che a dire il vero è rimasto perloppiù appoggiato alle camionette a chiacchierare, visto che non succedeva niente (acc!..), ma non anche grazie al servizio d'ordine interno predisposto dagli organizzatori (tante persone con la pettorina rossa No Monti Day a bordo strada), che non volevano certo farsi fregare come l'anno scorso (2-300.000 persone in balia di alcune decine di scalmanati, tra i manifestanti e tra i poliziotti..).
 
Appena esco dalla metropolitana sento all'inizio del corteo le note del sirtaki greco (ahi..) ma più avanti il ritmo dei 99 Posse "Non mi avrete mai come volete voi" (così va meglio). Quest'anno tante ma tante bandiere rosse, soprattutto dei sindacati di base, l'USB in primis dalle diverse regioni, poi i Cobas e via via dalla Federazione della Sinistra al Partito Comunista dei Lavoratori, da Sinistra Critica alle altre sigle del socialismo e marxismo con cui devo ancora prendere confidenza. E poi l'Ilva di Taranto, alcune aziende in lotta, rappresentanti della scuola (la sanità aveva manifestato la mattina..), i centri sociali, alcuni verdi, i NO Tav, i No MUOS dalla Sicilia, i NO Triv(ellazioni), perfino i Vigili del Fuoco.. 
 Gli studenti  - numerosi - si erano dati appuntamento davanti l'Università e avevano seguito il corteo in coda per poi, una volta arrivati a San Giovanni, dirottare a verso la Tangenziale.. qui mi sono un po' agitata vedendo che alcune camionette della polizia farsi largo e ho lasciato i discorsi dal palco, ma per fortuna oltre al traffico un po' rallentato, non è successo niente. 
Le previsioni di 30.000 presenze si sono quintuplicate: se conosco la piazza 150.000 è un numero assolutamente congruo. Gli interventi di Giorgio Cremaschi (Fiom), poi Piero Bernocchi (Cobas) e Paolo Ferrero. Mi pare ci fosse anche Franco Turigliatto.  E' la volta buona che la sinistra si compatta? chi può dirlo, io lo spero.. In caso contrario potrei anche dedicarmi alle marmellate o al ricamo col tombolo dai quali ricevere a occhio maggiori soddisfazioni..
Prossimo appuntamento:     14 NOVEMBRE -  SCIOPERO GENERALE !