Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
lunedì 13 febbraio 2017
"Unità e umiltà".. perché qui no Podemos?
Affiancato sul palco da donne e tanti giovani, con accanto un ragazzo disabile che gli fa a volte da portavoce, Pablo Iglesias ha chiuso l'altro ieri a Madrid il congresso del partito vincendo sull'amico-rivale Errejòn. Inizia il discorso finale condannando un femminicidio e cita "Non una di meno" perché "c'è bisogno di tutte e tutti!". Infine fa un appello e all'unità e umiltà..
Dateme un Pablo (o una Pabla) Iglesias pure qui!
martedì 13 dicembre 2016
La sinistra che vuole ripartire dalla Costituzione

Un polo di sinistra che ha come programma ideale l’applicazione della Costituzione. Dopo il successo del «No» al referendum del 4 dicembre, la sinistra delle liste civiche, dell’associazionismo, in dialogo con Rifondazione, Altra Europa e una parte della costituenda Sinistra Italiana, rilancia l’allargamento del campo politico a realtà sociali e locali in una chiara opposizione al Pd e alle politiche neo-liberiste.
Prossime tappe: domenica prossima un’assemblea a Bologna; entro gennaio, un’assemblea sul «metodo» per provare a unire un mondo plurale e litigioso. In primavera, se non ci saranno elezioni politiche, chiedere l’indizione dei referendum per abrogare i voucher, i licenziamenti illegittimi e per tutelare i lavoratori degli appalti indetti dalla Cgil che ha raccolto milioni di firme.
Applicazione della costituzione e creazione di comitati per il «Sì» all’abrogazione del Jobs Act: queste sono le coordinate emerse da «Ricominciamo dal No(i)», un’assemblea che si è tenuta domenica scorsa a Roma, indetta dal raggruppamento delle liste civiche di sinistra «Le città in comune», «la politica di tutti», promossa da un appello sottoscritto tra gli altri da Giorgio Airaudo, Fabio Alberti, Maria Luisa Boccia, Stefano Fassina, Adriano Labbucci, Giulio Marcon, Sandro Medici. Un’alternativa alla proposta di Giuliano Pisapia (un’alleanza con il Pd di Renzi senza Verdini e Alfano) o al «centro-sinistra» con un Pd «derenzizzato».
Si parla di una «sinistra sociale», un’idea presente anche in soggetti diversi da quelli che si sono auto-convocati a Roma (e a Bologna). Fino a oggi non si è manifestata in un’opzione politica concreta. «Vige una schizofrenia tra la volontà di costruire dal basso un “soggetto politico di sinistra” e la coazione a ripetere degli accordi tra le nomenklature dei partiti» (Paolo Ferrero, Rifondazione). In questo risiko va aggiunta un’altra tessera: il sindaco di Napoli De Magistris. Il sindaco ha inviato un messaggio all’assemblea. Un altro lo invierà all’assemblea di Bologna. Nel mezzo del percorso ci saranno i congressi dei partiti della sinistra. «C’è bisogno di una nuova soggettività politica» sostiene Nicola Fratoianni. Per Stefano Fassina «la Costituzione è inconciliabile con i trattati Ue. L’euro svaluta il lavoro».
Prospettive, forse, diverse che si muovono in un mosaico di altri percorsi in atto nei movimenti e nei sindacati di base che hanno lanciato il «No sociale» negli scioperi e manifestazioni del 21 e 22 ottobre. «Vogliamo costruire uno spazio aperto e inclusivo – afferma Sandro Medici – C’è la spinta delle realtà locali e civiche che hanno vinto il referendum. Esiste una tensione sincera verso l’unità. Molte persone pensano alla sinistra come qualcosa che gli dà forza. Non vogliamo restare subalterni».
(di R. Ciccarelli, Il Manifesto del 13/12/2016)
lunedì 28 settembre 2015
Un secolo di vita
UN SECOLO DI VITA
di Luciana Castellina - 30 marzo 2015
Ricordo ancora nitidamente la prima volta che celebrai un compleanno di Pietro Ingrao: era il 1965, lui compiva cinquant’anni (un’età che mi parve avanzatissima) ed era mezzo secolo fa. Con Sandro Curzi, ambedue non da molto usciti dalla irrequieta Federazione Giovanile, gli regalammo il suo primo paio di mocassini, con una dedica che lo sollecitava ad essere meno prudente: «Cammina coi tempi, cammina con noi».
Lo ricordo bene perché eravamo in piena battaglia «ingraiana», proprio alla vigilia del fatidico XI congresso del Pci, quando i compagni che si riconoscevano nelle sue idee (non una corrente, per carità), uscirono un po’ più allo scoperto per sostenerle; e lui stesso operò quella che fu definita una inedita rottura. Disse con chiarezza nel suo intervento congressuale: «Sarei insincero se tacessi che il compagno Longo non mi ha persuaso rifiutando di introdurre nella vita del nostro partito il nuovo costume di una pubblicità del dibattito, cosicché siano chiari a tutti i compagni non solo gli orientamenti e le decisioni che prevalgono e tutti impegnano ma anche il processo dialettico di cui sono il risultato».
Fu, come è noto, applauditissimo, ma tuttavia successivamente emarginato dal vertice del partito e «relegato» (allora Botteghe Oscure contava più di Montecitorio) alla presidenza del gruppo parlamentare e poi della Camera dei Deputati. E noi dispersi in ruoli minori, fuori dal palazzo.
Lo ricordo bene perché in fondo fu allora che cominciò la storia de «il manifesto», che pure vide la luce solo quattro anni più tardi. Senza Pietro, che come sempre nella sua vita ha fatto prevalere sulle sue scelte politiche la preoccupazione di non abbandonare il «gorgo», quello entro cui si addensava il popolo comunista. Non per paura, sia chiaro, ma per via di quello che era il modo di sentire profondo di tutto il partito, il timore di sacrificare l’opinione collettiva alla propria individuale.
Noi del manifesto alla fine lo facemmo, ma anche perché le nostre responsabilità nel Pci erano infinitamente minori e dunque il nostro gesto non avrebbe potuto certo avere le stesse conseguenze di quello di Ingrao. Ma non crediate che sia stato facile neppure per noi, fu anzi una scelta molto molto sofferta e talvolta è capitato anche decenni dopo di interrogarsi se non avremmo dovuto restare a combattere dentro anziché metterci nelle condizioni di essere messi fuori.
Noi del manifesto alla fine lo facemmo, ma anche perché le nostre responsabilità nel Pci erano infinitamente minori e dunque il nostro gesto non avrebbe potuto certo avere le stesse conseguenze di quello di Ingrao. Ma non crediate che sia stato facile neppure per noi, fu anzi una scelta molto molto sofferta e talvolta è capitato anche decenni dopo di interrogarsi se non avremmo dovuto restare a combattere dentro anziché metterci nelle condizioni di essere messi fuori.
(Per favore non reagite, voi giovani, dicendo: ma che tempi, non si poteva neppure dichiarare un dissenso! È vero, non era bello. E però le opinioni nonostante tutto pesavano più di adesso, la nostra radiazione fu un trauma per tutto il partito. Ora si può dire di tutto, ma perché non conta più niente).
Oggi Pietro Ingrao di anni ne compie 100, e noi de il manifesto, se contiamo anche l’incubazione, 50. .. (segue)
- See more at: http://fondazionepintor.net/ingrao/castellina/storia/#sthash.YkEeeP8T.dpufmercoledì 29 luglio 2015
Fare subito ciò che si deve fare

(di Argiris Panagopoulos e Marco Revelli)
Il Manifesto del 29/7/2015
Mai
come oggi la situazione — nazionale e internazionale – è stata così
gravida di pericoli e in così rapido mutamento. Mai come oggi sentiamo la
paura di perdere del tutto il “nostro mondo”. Al tempo stesso, le evidenti
contraddizioni aprono straordinarie opportunità di cambiamento, se
solo la sinistra sapesse ritrovare il senso del proprio esistere, come ha
invitato a fare martedì Norma Rangeri sul manifesto del 28 luglio.
Lo scenario europeo in particolare – dal quale dipendono buona parte dei nostri destini e che non può non costituire il riferimento principale del nostro agire – va rivelando drammatici punti di caduta che mettono in discussione la sopravvivenza dell’idea stessa di Europa. E che comunque rivelano che così com’è essa non può sopravvivere. Che l’Europa o cambia o muore.
L’iniziativa politica coraggiosa del governo greco e del suo popolo ha avuto il grande merito di mostrarlo a tutti, confermando la portata davvero storica dello scontro che si sta svolgendo nello spazio europeo. Il fatto che in questi giorni cruciali la Grecia sia rimasta sola, denuncia tutto il ritardo e l’inadeguatezza della sinistra europea a svolgere il proprio ruolo in questo nuovo spazio politico e sociale.
Il mercantilismo liberista dei Trattati, definiti a misura dell’interesse nazionale tedesco, è insostenibile. Porta l’eurozona al naufragio. E d’altra parte, non possiamo nascondercelo, è debole oggi il consenso, non solo al livello dei governi, per la radicale correzione di rotta necessaria alla sopravvivenza economica e democratica dell’eurozona. L’ostacolo immenso lungo la strada non è solo la debolezza delle leadership politiche ma il deficit, morale e culturale, dei popoli prigionieri dei divergenti interessi nazionali. Dobbiamo con urgenza definire insieme come uscire da una trappola che svuota di senso storico e politico la sinistra.
Non sono, questi, gli unici segnali devastanti che ci arrivano da Bruxelles, Francoforte e Berlino.
Vi si aggiunge l’ostentazione di “disumanità sovrana” mostrata nella questione dei migranti, la vera emergenza umanitaria del nostro tempo affrontata come fastidiosa questione di sicurezza.
La crisi delle culture politiche democratiche tradizionali, a cominciare da quella socialista, travolta dalla subalternità culturale al liberismo delle social-democrazie occidentali, e il simmetrico riemergere di populismi xenofobi e razzisti, non dissimili da quelli che caratterizzarono la catastrofe europea degli anni trenta.
La pratica costante di chiedere ai governi membri – a cominciare dal nostro, e da quelli spagnolo, portoghese e irlandese oltre che, naturalmente, a quello greco — di “far male” ai propri popoli, imponendo loro sacrifici dannosi e particolarmente dolorosi per gli strati più deboli, come prova di fedeltà a un patto mai siglato da quei popoli e divenuto insopportabile economicamente, socialmente e moralmente.
In questo quadro il governo italiano è totalmente subalterno a quella imposizione e a quei dogmi, non solo incapace di modificarne quantomeno gli aspetti più penalizzanti ma, anzi, impegnato a portare a compimento con zelo il mandato ricevuto dall’oligarchia che dirige l’Europa.
Vanno in questa direzione la manomissione del nostro ordinamento democratico costituzionale; la tendenziale liquidazione della nostra democrazia rappresentativa in nome di una forma di governo brutalmente sbilanciata sul potere esecutivo (una “democrazia esecutiva” o “esecutoria”); l’imposizione di una legge-truffa destinata a deformare gravemente le volontà dell’elettorato e di consegnare al demagogo di turno un potere senza più contrappesi né anticorpi; la volontà di cancellare le rappresentanze sociali (in primo luogo quelle sindacali) e l’umiliazione del mondo del lavoro con la cancellazione dei suoi diritti; l’aggressione volgare al mondo della cultura e della scuola, con l’umiliazione del sapere in nome di criteri gerarchici aziendali; la riduzione a merce di ciò che rimane del nostro patrimonio territoriale e dei nostri beni comuni…
Quella che si configura con il governo Renzi è una vera “emergenza democratica”. L’azione svolta finora e quella che si prepara a portare a compimento definiscono il profilo di un mutamento di sistema che richiede, per essere contrastato, un’innovazione politica e organizzativa all’altezza della sfida.
Come mostra la vicenda greca in tutta la sua drammaticità, oltre al conflitto tra Stati e interessi nazionali , si profila all’orizzonte un conflitto politico e sociale di tipo nuovo, tra democrazia e oligarchie finanziarie e burocratiche transnazionali; tra dominio totalizzante della forma denaro e affermazione dei principii fondamentali di giustizia sociale, eguaglianza e solidarietà; tra governo dall’alto di società sempre più ingiuste e partecipazione consapevole e diffusa alle scelte collettive, combattuto non più solo nell’angusto spazio nazionale ma in campo europeo, in cui sarà fondamentale la capacità di dar vita a formazioni di grandi dimensioni, credibili, forti, autorevoli, capaci di superare le distinzioni di nazionalità e le altrettanto asfittiche frammentazioni identitarie.
Per questa ragione noi oggi riteniamo non più rinviabile l’impegno di tutte le forze che si pongono in alternativa a questo quadro drammatico e che ancora si richiamano ai valori di eguaglianza, autonomia e libertà che furono della migliore sinistra a porre in campo anche in Italia, nei tempi brevi imposti dalla gravità della situazione, una forza unitaria, innovativa nello stile politico e credibile nel proprio programma, non minoritaria né chiusa in sterili pratiche testimoniali ma capace, come già è avvenuto in Grecia e in Spagna, di costituire un’alternativa di governo e di paradigma allo stato di cose presente. Un soggetto politico dichiaratamente antiliberista, dotato della forza per competere per il governo del paese in concorrenza con gli altri poli politici.
Tutte le ultime tornate elettorali hanno rivelato che senza un progetto unitario a sinistra, capace di superare l’attuale frammentazione, non c’è speranza di sopravvivenza per nessuno. Non possiamo continuare a ripetere che il tempo è ora. Bisogna dare, da subito, un segnale chiaro. Che si è pronti. E che c’è bisogno di tutte e tutti. Non solo di chi, in questi mesi, nell’area politica alla sinistra del PD, ha avviato un fitto dialogo in vista dell’apertura di un “processo costituente”, ma soprattutto degli altri, che nei “luoghi della vita” continuano a tessere resistenza, solidarietà, azioni civili, coesione sociale. A combattere l’imbarbarimento e a sperimentare il bien vivir. Quelli che aspettano che qualcosa si muova, e che sia credibile, nuovo, diverso, forte.
Dovranno essere soprattutto loro i protagonisti della grande “casa comune” che di deve iniziare a costruire.
Facciamo sì che sia da subito un “percorso del fare”. Individuiamo fin d’ora nell’iniziativa referendaria sui temi più vicini alla vita delle persone un terreno su cui impegnarsi qui ed ora. Impegniamoci a costruire su ogni tema la più larga rete di soggetti, che già ci sono, e già sono attivi.
Si lanci, ancor prima della pausa estiva, un messaggio chiaro e forte: che ci siamo. Che partiamo. Che possiamo farcela. Lo dobbiamo ai tanti che aspettano da troppo tempo.
Lo scenario europeo in particolare – dal quale dipendono buona parte dei nostri destini e che non può non costituire il riferimento principale del nostro agire – va rivelando drammatici punti di caduta che mettono in discussione la sopravvivenza dell’idea stessa di Europa. E che comunque rivelano che così com’è essa non può sopravvivere. Che l’Europa o cambia o muore.
L’iniziativa politica coraggiosa del governo greco e del suo popolo ha avuto il grande merito di mostrarlo a tutti, confermando la portata davvero storica dello scontro che si sta svolgendo nello spazio europeo. Il fatto che in questi giorni cruciali la Grecia sia rimasta sola, denuncia tutto il ritardo e l’inadeguatezza della sinistra europea a svolgere il proprio ruolo in questo nuovo spazio politico e sociale.
Il mercantilismo liberista dei Trattati, definiti a misura dell’interesse nazionale tedesco, è insostenibile. Porta l’eurozona al naufragio. E d’altra parte, non possiamo nascondercelo, è debole oggi il consenso, non solo al livello dei governi, per la radicale correzione di rotta necessaria alla sopravvivenza economica e democratica dell’eurozona. L’ostacolo immenso lungo la strada non è solo la debolezza delle leadership politiche ma il deficit, morale e culturale, dei popoli prigionieri dei divergenti interessi nazionali. Dobbiamo con urgenza definire insieme come uscire da una trappola che svuota di senso storico e politico la sinistra.
Non sono, questi, gli unici segnali devastanti che ci arrivano da Bruxelles, Francoforte e Berlino.
Vi si aggiunge l’ostentazione di “disumanità sovrana” mostrata nella questione dei migranti, la vera emergenza umanitaria del nostro tempo affrontata come fastidiosa questione di sicurezza.
La crisi delle culture politiche democratiche tradizionali, a cominciare da quella socialista, travolta dalla subalternità culturale al liberismo delle social-democrazie occidentali, e il simmetrico riemergere di populismi xenofobi e razzisti, non dissimili da quelli che caratterizzarono la catastrofe europea degli anni trenta.
La pratica costante di chiedere ai governi membri – a cominciare dal nostro, e da quelli spagnolo, portoghese e irlandese oltre che, naturalmente, a quello greco — di “far male” ai propri popoli, imponendo loro sacrifici dannosi e particolarmente dolorosi per gli strati più deboli, come prova di fedeltà a un patto mai siglato da quei popoli e divenuto insopportabile economicamente, socialmente e moralmente.
In questo quadro il governo italiano è totalmente subalterno a quella imposizione e a quei dogmi, non solo incapace di modificarne quantomeno gli aspetti più penalizzanti ma, anzi, impegnato a portare a compimento con zelo il mandato ricevuto dall’oligarchia che dirige l’Europa.
Vanno in questa direzione la manomissione del nostro ordinamento democratico costituzionale; la tendenziale liquidazione della nostra democrazia rappresentativa in nome di una forma di governo brutalmente sbilanciata sul potere esecutivo (una “democrazia esecutiva” o “esecutoria”); l’imposizione di una legge-truffa destinata a deformare gravemente le volontà dell’elettorato e di consegnare al demagogo di turno un potere senza più contrappesi né anticorpi; la volontà di cancellare le rappresentanze sociali (in primo luogo quelle sindacali) e l’umiliazione del mondo del lavoro con la cancellazione dei suoi diritti; l’aggressione volgare al mondo della cultura e della scuola, con l’umiliazione del sapere in nome di criteri gerarchici aziendali; la riduzione a merce di ciò che rimane del nostro patrimonio territoriale e dei nostri beni comuni…
Quella che si configura con il governo Renzi è una vera “emergenza democratica”. L’azione svolta finora e quella che si prepara a portare a compimento definiscono il profilo di un mutamento di sistema che richiede, per essere contrastato, un’innovazione politica e organizzativa all’altezza della sfida.
Come mostra la vicenda greca in tutta la sua drammaticità, oltre al conflitto tra Stati e interessi nazionali , si profila all’orizzonte un conflitto politico e sociale di tipo nuovo, tra democrazia e oligarchie finanziarie e burocratiche transnazionali; tra dominio totalizzante della forma denaro e affermazione dei principii fondamentali di giustizia sociale, eguaglianza e solidarietà; tra governo dall’alto di società sempre più ingiuste e partecipazione consapevole e diffusa alle scelte collettive, combattuto non più solo nell’angusto spazio nazionale ma in campo europeo, in cui sarà fondamentale la capacità di dar vita a formazioni di grandi dimensioni, credibili, forti, autorevoli, capaci di superare le distinzioni di nazionalità e le altrettanto asfittiche frammentazioni identitarie.
Per questa ragione noi oggi riteniamo non più rinviabile l’impegno di tutte le forze che si pongono in alternativa a questo quadro drammatico e che ancora si richiamano ai valori di eguaglianza, autonomia e libertà che furono della migliore sinistra a porre in campo anche in Italia, nei tempi brevi imposti dalla gravità della situazione, una forza unitaria, innovativa nello stile politico e credibile nel proprio programma, non minoritaria né chiusa in sterili pratiche testimoniali ma capace, come già è avvenuto in Grecia e in Spagna, di costituire un’alternativa di governo e di paradigma allo stato di cose presente. Un soggetto politico dichiaratamente antiliberista, dotato della forza per competere per il governo del paese in concorrenza con gli altri poli politici.
Tutte le ultime tornate elettorali hanno rivelato che senza un progetto unitario a sinistra, capace di superare l’attuale frammentazione, non c’è speranza di sopravvivenza per nessuno. Non possiamo continuare a ripetere che il tempo è ora. Bisogna dare, da subito, un segnale chiaro. Che si è pronti. E che c’è bisogno di tutte e tutti. Non solo di chi, in questi mesi, nell’area politica alla sinistra del PD, ha avviato un fitto dialogo in vista dell’apertura di un “processo costituente”, ma soprattutto degli altri, che nei “luoghi della vita” continuano a tessere resistenza, solidarietà, azioni civili, coesione sociale. A combattere l’imbarbarimento e a sperimentare il bien vivir. Quelli che aspettano che qualcosa si muova, e che sia credibile, nuovo, diverso, forte.
Dovranno essere soprattutto loro i protagonisti della grande “casa comune” che di deve iniziare a costruire.
Facciamo sì che sia da subito un “percorso del fare”. Individuiamo fin d’ora nell’iniziativa referendaria sui temi più vicini alla vita delle persone un terreno su cui impegnarsi qui ed ora. Impegniamoci a costruire su ogni tema la più larga rete di soggetti, che già ci sono, e già sono attivi.
Si lanci, ancor prima della pausa estiva, un messaggio chiaro e forte: che ci siamo. Che partiamo. Che possiamo farcela. Lo dobbiamo ai tanti che aspettano da troppo tempo.
mercoledì 6 maggio 2015
Samba per Civati
Pippo Civati ha detto 'CIAO' dal suo blog
Paolo Ferrero (Prc): "Ora costituente della sinistra" e Nicola Fratoianni (Sel) "Da giugno lavoriamo a nuovo partito" Dajeeeee!! :-)
venerdì 17 aprile 2015
Altra Europa con Tsipras - Assemblea Nazionale il 18 e 19/4
A
Ciao tutte e tutti!
Dunque.. Che è successo dopo la bella manifestazione con Landini? la Camusso ha storto un po' il naso e secondo me non è neanche sbagliato ciò che ha detto, cioè che un sindacato non può diventare un partito (tralascio le parole strafottenti di Renzi..), ma è pure corretto quello che gli ha risposto il Maurizio e cioè che un sindacato 'comunque' fa politica! Vedremo..
Intanto, a un anno dalle elezioni europee in cui la lista della sinistra radicale italiana, richiamandosi al leader greco e quindi alla formula della sua coalizione Syriza), era riuscita a superare la soglia del 4% mandando 3 parlamentari in Europa (Spinelli, Maltese e Forenza), non è stata con le mani in mano anche se 'ovviamente' gli inciampi non sono mancati.
Ma alla fine una serie di assemblee provinciali - di persone provenienti da partiti, associazioni, movimenti ecc. e tanti senza alcuna tessera, che avevano sottoscritto il documento "Siamo a un bivio" elaborato da vari compagn* e amic* in gennaio a Bologna e dichiarato di voler sostenere il processo costituente di questa nuova realtà - dopo dibattito hanno votato il documento stesso e poi i delegati all' Assemblea Nazionale del 18 e 19 aprile a Roma (evento su Facebook ). Solo nella capitale (area Metropolitana + comuni limitrofi) i firmatari sono stati oltre 1.000 e sabato i presenti erano circa 150, ma le discussioni e votazioni mantenute rigorosamente entro le regole predisposte.
Non occorre dire che questo nuovo soggetto politico, a prescindere da più o meno prossime scadenze elettorali, vuole anche inaugurare un nuovo modo di far politica, che parta più dalla base e meno dai vertice e per questo vuole essere il più possibile ampio e plurale, per cercare di rimettere in moto le tante energie sopite e deluse e le molte altre che si muovono, ma spesso in forma non coordinata e quindi meno incisiva.
Le votazioni sono ovviamente riservate ai delegati, ma i lavori e il dibattito sono pubblici.
Chi ha modo di passare da Piazza di Spagna (Metro A) faccia un salto! Garantisco che ascoltare tante teste pensanti (e anche facenti..) può essere più corroborante di molte ore in palestra ;-)
Soprattutto tenendo in mente che, come ha scritto qualcuno, “non c’è più tempo”.
Che il tempo è ora.

Ciao tutte e tutti!
Dunque.. Che è successo dopo la bella manifestazione con Landini? la Camusso ha storto un po' il naso e secondo me non è neanche sbagliato ciò che ha detto, cioè che un sindacato non può diventare un partito (tralascio le parole strafottenti di Renzi..), ma è pure corretto quello che gli ha risposto il Maurizio e cioè che un sindacato 'comunque' fa politica! Vedremo..
Intanto, a un anno dalle elezioni europee in cui la lista della sinistra radicale italiana, richiamandosi al leader greco e quindi alla formula della sua coalizione Syriza), era riuscita a superare la soglia del 4% mandando 3 parlamentari in Europa (Spinelli, Maltese e Forenza), non è stata con le mani in mano anche se 'ovviamente' gli inciampi non sono mancati.
Ma alla fine una serie di assemblee provinciali - di persone provenienti da partiti, associazioni, movimenti ecc. e tanti senza alcuna tessera, che avevano sottoscritto il documento "Siamo a un bivio" elaborato da vari compagn* e amic* in gennaio a Bologna e dichiarato di voler sostenere il processo costituente di questa nuova realtà - dopo dibattito hanno votato il documento stesso e poi i delegati all' Assemblea Nazionale del 18 e 19 aprile a Roma (evento su Facebook ). Solo nella capitale (area Metropolitana + comuni limitrofi) i firmatari sono stati oltre 1.000 e sabato i presenti erano circa 150, ma le discussioni e votazioni mantenute rigorosamente entro le regole predisposte.
Non occorre dire che questo nuovo soggetto politico, a prescindere da più o meno prossime scadenze elettorali, vuole anche inaugurare un nuovo modo di far politica, che parta più dalla base e meno dai vertice e per questo vuole essere il più possibile ampio e plurale, per cercare di rimettere in moto le tante energie sopite e deluse e le molte altre che si muovono, ma spesso in forma non coordinata e quindi meno incisiva.
Le votazioni sono ovviamente riservate ai delegati, ma i lavori e il dibattito sono pubblici.
Chi ha modo di passare da Piazza di Spagna (Metro A) faccia un salto! Garantisco che ascoltare tante teste pensanti (e anche facenti..) può essere più corroborante di molte ore in palestra ;-)
Soprattutto tenendo in mente che, come ha scritto qualcuno, “non c’è più tempo”.
Che il tempo è ora.
venerdì 13 marzo 2015
Lucio Magri, corpo a corpo con la democrazia
Nella prefazione a questi due volumi Stefano Rodotà scrive che Lucio Magri è stato uno dei protagonisti di questa stagione parlamentare di fine secolo. Una «bella stagione», aggiunge Rodotà, e debbo dire che la rilettura di questi testi suscita nostalgia: perché non solo nel caso di Lucio, ma per tutti in quell’epoca, ogni intervento alla Camera rappresentava un impegno, una riflessione, un esercizio di alto livello. Per questo, del resto, quegli interventi possono essere pubblicati dopo tanti anni.
Protagonista, dunque ma assai anomalo, perché all’inizio, nella legislatura ’76-’79, parte di un gruppo di appena sei deputati su 630 e segretario di un partito, il Pdup, che in quella coalizione elettorale – denominata Democrazia Proletaria – di deputati ne aveva solo tre. E però era in rappresentanza della sola opposizione, come si diceva allora, quando ancora si facevano distinzioni, “dell’arco democratico”.
Nel suo primo discorso parlamentare Lucio si era infatti trovato nella paradossale condizione di dover negare la fiducia a un governo sostenuto da una maggioranza quasi totale: il governo delle larghe intese dell’on. Andreotti. Anche questo dettaglio credo stia ad indicare (ed è bene ricordarlo in un momento in cui proprio di legge elettorale si sta discutendo) quanto importante sia il pluralismo parlamentare, una rappresentanza che esprima davvero tutte le anime del paese.
Che non bloccò affatto l’istituzione, ma consentì anzi inediti e stimolanti intrecci, penso innanzitutto al dialogo che si sviluppò fra il nostro attuale presidente della Repubblica — che davvero ringrazio per la sua presenza — e Magri, in occasione della assai conflittuale ridefinizione, nel 1993, della legge elettorale. ..... (segue)
(N.B. l'intervento di Luciana Castellina anche in voce sul video della Camera, al minuto 52)
Protagonista, dunque ma assai anomalo, perché all’inizio, nella legislatura ’76-’79, parte di un gruppo di appena sei deputati su 630 e segretario di un partito, il Pdup, che in quella coalizione elettorale – denominata Democrazia Proletaria – di deputati ne aveva solo tre. E però era in rappresentanza della sola opposizione, come si diceva allora, quando ancora si facevano distinzioni, “dell’arco democratico”.
Nel suo primo discorso parlamentare Lucio si era infatti trovato nella paradossale condizione di dover negare la fiducia a un governo sostenuto da una maggioranza quasi totale: il governo delle larghe intese dell’on. Andreotti. Anche questo dettaglio credo stia ad indicare (ed è bene ricordarlo in un momento in cui proprio di legge elettorale si sta discutendo) quanto importante sia il pluralismo parlamentare, una rappresentanza che esprima davvero tutte le anime del paese.
Che non bloccò affatto l’istituzione, ma consentì anzi inediti e stimolanti intrecci, penso innanzitutto al dialogo che si sviluppò fra il nostro attuale presidente della Repubblica — che davvero ringrazio per la sua presenza — e Magri, in occasione della assai conflittuale ridefinizione, nel 1993, della legge elettorale. ..... (segue)
(N.B. l'intervento di Luciana Castellina anche in voce sul video della Camera, al minuto 52)
domenica 1 marzo 2015
Una piazza, tante strade

Ha scritto oggi Marco Furfaro (Sel): 'Stai mesi in televisione che neanche Bruno Vespa, ammicchi ai fascisti per raccattare gente che inneggia al duce, croci celtiche e Casapound, arrivi perfino a dire che è meglio lasciar morire la gente in mare pur di fomentare la rabbia... e poi quelli che chiami "quattro disadattati", senza un soldo portano in piazza più gente di te. Bella figura di merda, Salvini!"
Vero. Il Matteo 2 e i suoi audaci raccolti e protetti a piazza del Popolo.. la variegata sinistra radicale (cioè chiaramente non PD), centri sociali, studenti, precari, Cobas, comitati lotta per la casa, Rifondazione e Tsipras romani, No Tav, migranti, alcuni Curdi e Palestinesi ecc. ecc. per le strade del centro da piazza Vittorio fino a Campo de' Fiori che non la conteneva tutta e in tanti sono tornati indietro mentre ancora il corteo stava arrivando. Più delle parole penso contino le immagini qua sotto (ché i media ne hanno fatte vedere pochine, forse come ha detto Giorgio Cremaschi, tocca rompere qualche vetrina rotta per far notizia..).
Grazie Roma. una bella giornata!
domenica 15 febbraio 2015
I grecoromani
Bella manifestazione, rincuorante: S. Valentino ci ha fatto 'o miracolo, intanto, di farci vedere sfilare insieme Nichi Vendola e Paolo Ferrero e alcuni della minoranza PD (ma quando si decideranno?..), la Cgil con la Fiom e poi i giovani dei movimenti che non sono teneri né con i politici né coi sindacati.
Sul palco sotto il Colosseo si sono alternati, presentati da Raffaella Bolini (Arci): Luciana Castellina, due parlamentari eletti nella Lista Tsipras, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, Stefano Fassina e la giovane parlamentare civatiana Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Sel) e Paolo Ferrero, il messaggio di Marco Revelli è stato letto da Moni Ovadia, il delegato Fiom, Ilenia del Teatro Valle Occupato, ancora due giovani, il nostro amico giornalista-interprete Argyris che fra la spola tra Atene e Roma e lo studioso Haris Golemis (altre notizie sul Manifesto ).
I greci hanno ringraziato Roma - ma i presenti non erano solo romani, c'erano striscioni di Venezia, Brescia, Emilia Romagna, Abruzzo, Napoli - e credo che noi pure dobbiamo ringraziare loro, sapendo che i tempi in cui le cose cadevano dall'alto sono finiti e tutti dobbiamo fare il nostro pezzetto, grande o piccolo che sia. Per inciso Landini ha ribadito che si chiama Maurizio e non Alexis e chi vuol intendere intenda.. (troppo critico Cremaschi nel video secondo me: sì è vero, errori ne sono stati fatti, ma cosa decidiamo? continuare a martellarci o andiamo avanti?).
Comunque io uscendo dalla metro verso casa stavo ancora canticchiando Bella Ciao :-)
mercoledì 11 febbraio 2015
Oggi presidio a Roma, verso San Valentino
I presidi davanti a significative sedi istituzionali e le mobilitazioni locali in vista della manifestazione nazionale di sabato 14 in sostegno del popolo greco contro il tentativo della Ue e della Bce di cancellare l’esito del voto democratico delle recenti elezioni greche e chiudere il flusso dei prestiti, si stanno allargando a macchia d’olio nel nostro paese e in tutta Europa.
Non è affatto vero quanto scrive la grande stampa che il governo greco sarebbe isolato diplomaticamente e politicamente. Se molti capi di governo fanno orecchie da mercante – mai metafora fu più adatta – o addirittura si sdraiano sui comunicati della Bce, come è il caso di Matteo Renzi, in tutta l’Europa la mobilitazione popolare cresce e si stringe attorno al popolo greco. Stiamo assistendo alla rinascita, come da tempo non si vedeva, di un vero movimento di solidarietà internazionale. Ma non si tratta solo di solidarietà. Si è compreso che la partita che si gioca in Grecia riguarda l’Europa tutta e i suoi abitanti.
Per quanto riguarda il nostro paese, oltre alle mobilitazioni che si sono già tenute in alcune città nei giorni precedenti, sono previsti per la giornata di oggi — durante la quale si svolgerà a Bruxelles l’importante riunione dei ministri delle finanze dell’Eurozona (Eurogruppo) — presidi, dibattiti, conferenze stampa e volantinaggi a Milano, Napoli, Palermo, Messina, Padova, Pordenone, Asti, Genova, Bologna, Pescara, Parma, Ferrara, Trieste, Mestre, Treviso, Reggio Emilia, Terni, Siena, Livorno, Rovigo, Bari, Firenze, Macerata, Perugia, Biella, Alessandria, Riva del Garda, Rovereto, Trento, Brescia, Ravenna, Ancona (dove alle 17.00 presso l’Anpi parleranno Luciana Castellina e Argiris Panagopulos ), Como. Domani 12 febbraio sarà la volta di Grosseto, Bergamo, Jesi, Passirano Franciacorta. Il 13 febbraio: Torino, Novara. (elenco qui N.d.r.)
Il presidio di Roma è previsto oggi, 11 febbraio, dalle ore 18.30 in piazza Indipendenza nei pressi dell’Ambasciata tedesca. Da dove, alle ore 14 di sabato 14 febbraio (un San Valentino davvero diverso) partirà la manifestazione nazionale che si concluderà con diversi interventi al Colosseo.
Oltre alla partecipazione di movimenti e forze politiche, è giunta l’adesione della Cgil (v. accanto), il giorno prima della Fiom e anche della Flc-Cgil.
Inoltre ci sarà una partecipazione attiva e numerosa dei Greci d’Italia alle mobilitazioni odierne. In particolare a Napoli interverrà il Presidente della Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche d’Italia Jannis Korinthios e il presidente della Società Fillellenica Italiana Marco Galdi.
Oltre alla partecipazione di movimenti e forze politiche, è giunta l’adesione della Cgil (v. accanto), il giorno prima della Fiom e anche della Flc-Cgil.
Inoltre ci sarà una partecipazione attiva e numerosa dei Greci d’Italia alle mobilitazioni odierne. In particolare a Napoli interverrà il Presidente della Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche d’Italia Jannis Korinthios e il presidente della Società Fillellenica Italiana Marco Galdi.
martedì 10 febbraio 2015
Ma la colpa sia chiaro è di Tsipras

Dopo una prima lista Falciani è uscita ora la seconda: migliaia e migliaia di conti correnti aperti negli anni in diverse filiali della banca britannica a Ginevra ma anche Lugano, Montecarlo, Lussemburgo, Zurigo ecc. di cui si è venuto a sapere grazie all'omonimo Hervé (che ora vive sotto protezione)..
E parliamo solo di alcune filiali di una delle tante banche nel mondo in alcuni dei tanti paradisi fiscali. Un mare di miliardi, compensi di attori, cantanti e sportivi strapagati fino alla nausea, ma anche simpaticissimi imprenditori come Briatore o Valentino, stilisti e gioiellieri, sceicchi e reali, sicuramente alcuni politici: fuori i nomi! E ancora mafiosi, trafficanti e delinquenti. Un oceano di soldi evasi - chiusi nei rispettabilissimi forzieri svizzeri, che basterebbero a sanare il nostro e altri bilanci in deficit di svariati paesi.
Ma la colpa sia chiaro è di Tsipras. E di quella sinistra un po' scapigliata, a volte un po' confusa ma soprattutto tanto illusa (vero?..) che rifiuta di inginocchiarsi davanti al liberismo e, diciamolo va, a quel capitalismo sfrenato che implica la libertà di fare, come diceva Guzzanti, un po' come cazzo ci pare.
domenica 30 novembre 2014
#29N Piazza Farnese, Roma

ALTRA EUROPA, A GENNAIO l'ASSEMBLEA NAZIONALE PER LA COSTITUENTE (su Controlacrisi)"La pioggia insistente, anche se leggera non ha aiutato (insieme alla manifestazione dei lavoratori dell'agricoltura CGIL e UIL che ha bloccato i mezzi per un bel po'.- n.d.r..) il popolo dell’Altra Europa a ritrovarsi in piazza Farnese della lista 'L'altra Europa con Tsipras' nel primo appuntamento nazionale dopo le elezioni europee del maggio scorso. Movimenti, partiti, associazioni e comitati territoriali un punto fermo però l’hanno messo: una assemblea nazionale a Roma il 10 e 11 gennaio, da dove dovrebbe muovere i primi passi il nuovo soggetto politico. Una costituente, insomma, che intanto cominci a dare l’esempio giusto e a togliere le zavorre. Il faro è il “No” alle politiche di austerità e al Jobs act, all’Europa di Merkel e Draghi e al Ttip.
"Lottiamo insieme per produrre il massimo di alternativa al Pd e lavoriamo intanto per il successo dello sciopero generale del 12 dicembre”, dice l’ex sindacalista Giorgio Airaudo, ora deputato di Sel, che è intervenuto dal palco. Airaudo porta ai manifestanti che riempiono a metà piazza Farnese il saluto di Sel e la collaborazione per un lavoro insieme in futuro. "Non abbiamo tanto tempo - osserva Airaudo - perché‚ possono esserci le elezioni e dobbiamo essere preparati con iniziative sui territori e iniziative nei luoghi di lavoro”... (segue Controlacrisi)
***
"DA LISTA A SOGGETTO POLITICO, IL PROGETTO DELL'ALTRA EUROPA"
(su Il Manifesto)

martedì 18 novembre 2014
Raddoppia o lascia?
Mentre in Grecia SYRIZA di Alexis Tsipras è dato al 31,3% e tutti i partiti di Sinistra arrivano al 41,2% (secondo il sondaggio della Metron Analysis pubblicato sul giornale “Parapolitka”), Nuova Democrazia 26,5%, socialisti PASOK 5,3%, conservatori anti-Memorandum Greci Indipendenti 3,8%, Alba Dorata 5,8% (becca!..) populisti moderati Fiume 10%, altri partiti 7,4% -(grazie Argyrios)..
in Spagna PODEMOS, il partito nato dal movimento degli Indignados col suo leader Pablo Iglesias, nelle intenzioni di voto è salito in meno di un anno da 0 al 17%, superando perfino il partito del premier Rajoy e promettendo tra l'altro una lotta dura alla corruzione.. (La Stampa).
E noi? gli italiani orfani della sinistra, i delusi e i rassegnati, che volemo fa'? aspettiamo il nuovo caso di ruberie e mazzette con o senza crolli, o che Salvini e Borghezio vengano ad impestare il Centro-Sud? che Alfano e Fitto trovino l'accordo con Berlusconi e poi discutere sulla nuova uscita o le foto con koala di Renzi, Boschi & co.?..
sabato 15 novembre 2014
Le cinque giornate di Firenze
L'articolo del Manifesto sull'evento che prende il via domani a Firenze fino a giovedì, un incontro di riflessione e discussione su 'un'altra sinistra', con la partecipazione di intellettuali, politici, leader sindacali e movimenti provenienti da tutta Italia e da tutta Europa appartenenti a varie famiglie politiche, partendo non solo dall'esperienza di Alexis Tsipras e di Syriza in Grecia, ma anche da quella di Podemos nata dal movimento degli Indignados in Spagna, che potrebbe secondo un sondaggio persino superare il partito del premier Rajoy.
Il dibattito è aperto al pubblico e si potrà seguire anche in streaming sulla homepage di Transform
lunedì 30 settembre 2013
mercoledì 25 settembre 2013
il de profundis dell'Italia industriale
(Il Simplicissimus)
Parliamo di svendita imminente del Paese, ma in realtà gran parte di esso è stato letteralmente comprato negli ultimi anni, quando la crisi e l’assoluta incapacità di gestirla da parte del sistema politico, ha reso conveniente l’acquisizione di centinaia di aziende e di produzioni in mano ad imprenditori già da molti anni poco disposti ad investire e ipnotizzati dalla rendita finanziaria. Del resto la promessa bipartisan del sistema politico a quello produttivo era, già dalla fine degli anni ’90, quella di ridurre i diritti del lavoro per supportare una competitività basata esclusivamente sui salari invece che sul prodotto e sull’innovazione: una vera follia dentro una globalizzazione che vedeva emergere Paesi con retribuzioni inarrivabili. Così è cominciato un logoramento di immagine e di posizione commerciale che ora ha raggiunto il suo acmè.
Da tempo la telefonia è trasmigrata ai quattro angoli del mondo, nonostante l’Italia sia da sempre uno dei mercati più vasti e vivaci per il settore e ora ha preso il volo anche la Telecom, l’unica superstite. Ma ormai si tratta di pochi rimasugli di una gloria che fu schegge che sono già in procinto di passare in altre mani come Finmeccanica (l’Ansaldo sarà scorporata e venduta alla Siemens e altri due gruppi americani) o Eni. Rimane ben poco prima della svendita dei beni pubblici e della partenza di fatto degli ultimi grandi gruppi come la Fiat. Molto spesso però sfugge la dimensione del problema e sembra di parlare di cose astratte: invece facendo un elenco delle aziende acquisite negli ultimi anni si può avere un’idea concreta dell’avvitamento nel quale siamo. Entriamo anche se in maniera sommaria in questo purgatorio:
Industria Agroalimentare
(segue)..
venerdì 8 febbraio 2013
Piazza San Giovanni non è una piazza come un'altra
Il 13 giugno 1984 vide i funerali di Enrico Berlinguer (io, un puntino in quella immensa folla, rivedendo il video mi sono di nuovo commossa, e nonostante sia commentato da Bruno Vespa)..
1° Maggio 2004 migliaia di giovani venuti in piazza come fanno da anni per l'annuale Concertone Cgil, cantano Bella Ciao insieme ai Modena City Ramblers..
Ho letto che Beppe Grillo per la manifestazione di chiusura della sua campagna elettorale il 22 febbraio è riuscito a prenotare piazza San Giovanni in anticipo su altri partiti, in primis il PD. Sono certa che la piazza sarà piena e anch'io cercherò di andarlo a sentire (anche se appoggio Ingroia - che per caso l'ho già detto?) per un senso di riconoscenza per tutte le cose che ho imparato col suo blog.
Ma Beppe ha una bella responsabilità a prendersi quella piazza e io so anche che lui lo sa.. per questo sono tranquilla.
sabato 2 febbraio 2013
Il dado è tratto
ELEZIONI: MELENCHON, ALLE URNE INGROIA VI SORPRENDERA' = Roma, 1 feb. (Adnkronos) - "Sarete sorpresi per i risultati di monsieur Ingroia". A scommettere sul leader di Rivoluzione Civile e' Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de Gauche e icona della sinistra europea. "Io sono il simbolo delle brutte sorprese che si possono avere alle elezioni - dice Mélenchon intervenendo a una conferenza stampa indetta a Roma con Ingroia e Paolo Ferrero - ho preso 4 milioni di voti e la stessa brutta sorpresa l'ha fatta in Grecia la sinistra al 30%. In Spagna - rincara - Izquierda Unida e' al 15-16%. Da Ingroia aspettatevi sorprese".
L'articolo di Liberazione sull'incontro di ieri.
P.S. abbiatevi una buona domenica! ☼ ☂ ☺ ☹ ☃ ♠ ♦ ♣ ♥
domenica 28 ottobre 2012
I Red blocks
Gli studenti - numerosi - si erano dati appuntamento davanti l'Università e avevano seguito il corteo in coda per poi, una volta arrivati a San Giovanni, dirottare a verso la Tangenziale.. qui mi sono un po' agitata vedendo che alcune camionette della polizia farsi largo e ho lasciato i discorsi dal palco, ma per fortuna oltre al traffico un po' rallentato, non è successo niente.
Iscriviti a:
Post (Atom)

